Redazione

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L'Omelia del Vescovo di Tivoli, Mauro Parmeggiani, in occasione dela veglia diocesana di Pentecoste e dell'ordinazione diaconale di Daniele Masciadri.

L'Omelia del Vescovo di Tivoli, Mauro Parmeggiani, in occasione dela veglia diocesana di Pentecoste e dell'ordinazione diaconale di Daniele Masciadri.

 

San Vittorino Romano, Santuario di Nostra Signora di Fatima, Sabato 19 maggio 2018

Carissimi fratelli e sorelle la figura del discepolo amato – Giovanni – in quest’anno pastorale ci ha guidati e ci sta guidando con il suo Vangelo che abbiamo letto e ascoltato nelle nostre comunità.

Giovanni è quel discepolo che ha avuto il privilegio di mettere il proprio capo, durante l’Ultima Cena sul grembo di Gesù, quel grembo sul quale anche noi stasera desideriamo riposare per ricevere quei fiumi di acqua viva che estinguono la nostra sete di verità, di gioia, di felicità e che sgorgano proprio dal grembo del Cristo morto, risorto e glorificato che non ci abbandona ma ci dona quell’acqua viva che è lo Spirito Santo.

È un’acqua – quella dello Spirito Santo – che imploriamo per la nostra Chiesa e in particolare, stasera, per Daniele, questo giovane tiburtino che – appartenente ad una delle Comunità Neocatecumenali della nostra Diocesi, alunno del Seminario Redemptoris Mater di Roma –, stasera è chiamato al diaconato in vista del presbiterato per questa nostra Chiesa.

Tutti infatti e più che mai la nostra Chiesa diocesana che quest’anno si è posta in stato di discernimento – uno stato permanente nel quale ogni cristiano che vive nella storia deve continuamente camminare per vedere, giudicare e agire al fine di poter dire adeguatamente Cristo al mondo di oggi e di domani –, abbiamo necessità di dissetarci di Spirito Santo senza il quale ogni autentica opera di discernimento in vista della missione è impossibile.

È utile, a tal proposito, rileggere le parole di Ignazio IV, patriarca greco-ortodosso di Antiochia, morto nel 2012, che nel libro “L’arte del dialogo” scriveva: “Senza lo Spirito Dio è lontano, Cristo resta nel passato, l’evangelo è lettera morta, la chiesa una semplice organizzazione, l’autorità dominio, la missione propaganda, il culto una mera evocazione e la condotta cristiana una morale da schiavi”.

E allora, con Daniele, accogliamo con gioia l’invito che Gesù nell’ultimo giorno della festa dei Tabernacoli gridò nel Tempio: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”.

Una frase che ci assicura che è destinato a bere a questa sorgente di vita chi crede in Gesù e ancora che, chi crede in Lui, riceve il Suo Spirito affinché possa a sua volta far fluire dal suo grembo quanto ha ricevuto dal grembo di Gesù: lo Spirito Santo.

Cari amici, caro Daniele: Dio ci ha creati per la vita e vuole comunicarci se stesso, pienezza di vita. Dio è amore e l’amore per sua natura è diffusivo e vuole comunicarci tutto ciò che è. Dal grembo di Gesù – così ci vuol dire il Vangelo di stasera – scaturisce la vita per tutti i fratelli, creati in lui, per mezzo di lui e in vista di lui. In lui, infatti, tutto ritrova la sorgente della propria esistenza. Ma, nello stesso tempo, il credente che si lascia dissetare dallo Spirito diventa figlio nel Figlio e tutta la sua vita diventa – a sua volta – sorgente d’acqua zampillante.

È quanto chiediamo nella preghiera per te, caro Daniele, che hai sentito questa sete di verità, che ti stai abbeverando ad essa, che grazie alla luce dello Spirito hai saputo discernere la tua chiamata e hai risposto con generosità e che continuerai a dissetare altri con il tuo esempio, le tue parole, le tua azioni sacramentali, l’annuncio del Vangelo, la tua carità, la tua capacità di ascolto verso tutti affinché a tutti giunga quell’acqua che è lo Spirito Santo che è giunta al tuo cuore, che ha trasformato la tua vita bella, piena di tanti interessi, di successi sportivi e intellettuali, di affetti … ma anche, per altri versi, paragonabile ad una distesa di ossa inaridite perché mancanti di quello Spirito di cui ci ha parlato Ezechiele e che come ha reso le ossa inaridite un corpo vivente così ha agito, agisce e agirà in te perché tu, con la tua vita e il tuo ministero possa vivificare tanti altri.

Questo dono dello Spirito è quanto chiediamo per la nostra Chiesa diocesana e per tutta la Chiesa stasera affinché, anche grazie alla tua diaconia, al tuo servizio, essa sia maggiormente capace di lasciarsi plasmare dallo Spirito Santo e dal Vangelo, sappia compiere le scelte giuste per una sempre nuova evangelizzazione non rimanendo troppo fissata in schemi rigidi, nel “si è sempre fatto così” o in un pessimismo sterile, ma lasciandosi trasportare dallo Spirito Santo – la fantasia di Dio – accetti anche di percorrere strade nuove, cammini nuovi, senza preconcetti o preclusioni affinché la vita divina giunga al cuore di tutti coloro per cui lo Spirito Santo è stato effuso così come tramite l’esperienza del Cammino Neocatecumenale iniziato nella comunità di Santa Sinforosa è giunto a te e ti ha fatto dapprima riscoprire la tua vocazione battesimale e poi quella particolare all’ordine sacro che stasera ricevi nel grado del diaconato.

Quanti assetati di verità e di giustizia incontriamo e incontrerai nel nostro mondo!

Molti si accosteranno a te, caro Daniele, mossi dall’amicizia, così come tanti sono venuti qui stasera alla tua ordinazione non per motivi altamente spirituali o religiosi ma umani.

Tu, noi Chiesa tiburtina, accogliamo tutti, ascoltiamo tutti, e accompagnando ogni singola persona senza schemi prefissati e troppo rigidi, adattandoci al loro passo, facciamo con loro discernimento ossia dividiamo le cose buone da quelle non buone, il bene in sé e il bene per me, e aiutiamoli ad avvicinarsi e scegliere il Signore. Aiutiamoli in questo mondo dove sono più di moda le divisioni e le separazioni, che l’unità a lasciarsi plasmare dallo Spirito Santo, Colui che rese capaci di comprendersi nuovamente tutti coloro che a Babele furono tentati di “farsi un nome”, di sostituirsi a Dio e così si trovarono divisi e incapaci di comprendersi a vicenda.

Bevendo all’acqua viva dello Spirito, con l’ascolto della Parola e dei fratelli, che tu e tutti noi possiamo diventare credenti fecondi che concepiscano la verità, ossia lasciando lavorare lo Spirito, sappiano riconoscere la propria identità e accettino umilmente di dipendere da Dio, trovando la propria grandezza nel cercare la sua volontà. E ancora che sappiano vivere nella giustizia, ossia sappiano riconoscere che il miglior modo di onorare Dio è salvare il fratello bisognoso di aiuto materiale o spirituale che sia, ricordandoci che “non chi dice Signore, Signore … ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi onora!”.

Daniele carissimo so che in questi anni di preparazione a questa sera di grazia hai letto e scrutato la Parola. Io prego perché la lectio divina, la scrutatio della Parola diventi per la nostra Chiesa stile di vita per poi fare discernimento e secondo le vie che lo Spirito indica a ciascuno tutti possiamo seguire il Maestro. So che hai fatto anche un cammino di itineranza con delle famiglie, visitando zone difficili da evangelizzare. Non stancarti mai, con la tua diaconia che è dono per questa Chiesa, nello stimolarci ad uscire da noi stessi per portare insieme ai nostri fratelli laici, consacrati, presbiteri o diaconi che siano il buon profumo di Cristo nel nostro mondo, fino agli estremi confini della terra, quei confini che non sono soltanto geografici ma che sono i confini dei nostri cuori spesso induriti e incapaci di ascoltare Dio e il mondo: prima regola non per portare a quest’ultimo Dio stesso.

Mentre continuiamo questa celebrazione mi sia permesso ringraziarti per il tuo sì, quel sì che venisti a comunicarmi con gioia e trepidazione dopo pochi giorni che all’incontro delle Comunità della Diocesi a Vicovaro ti lanciai la proposta di incamminarti sulla via del sacerdozio. Con te ringrazio la tua famiglia, il Cammino: che considero un valido metodo – ormai cinquantenne – per evangelizzare in maniera seria tanti fratelli e sorelle più o meno apparentemente lontani da Dio – e che chiedo ai presbiteri qui presenti di accogliere e accompagnare con simpatia anche se a volte occorre rivedere serenamente insieme quanto non sempre va o va rimodellato in ogni realtà locale in cui esso si inserisce. Un grazie particolare desidero poi rivolgerlo ai tuoi formatori e al tuo Rettore che da sempre ho stimato e stimo moltissimo: Don Claudiano!

Infine, ormai immersi nel giorno di Pentecoste, compimento della cinquantina pasquale, festa della nascita della Chiesa e festa della Chiesa diocesana, vorrei annunciare il tema pastorale che guiderà il prossimo anno e che sarà per tutte le comunità quello dell’ascolto. Ascolto di Dio e ascolto dell’uomo sempre al fine di fare opera di discernimento. Appena possibile vi giungerà una mia Lettera Pastorale – breve – che illustrerà il tema e le iniziative pastorali che a vari livelli ci aiuteranno ad approfondirlo e viverlo. Continuando a leggere le opere di Giovanni, il libro biblico che guiderà l’anno pastorale 2018-19 sarà quello dell’Apocalisse e in particolare lasceremo che lo Spirito che parlò alle sette chiese di cui in quel libro – sette cioè a tutta la Chiesa e alla Chiesa di sempre – parli anche a noi. Lui ci sostenga nelle cose buone, ci aiuti a perseverare nelle tribolazioni e persecuzioni, ci stimoli alla conversione, ci renda appassionati e ci scuota per fare di noi una Chiesa nuova,  sempre più ardente e vigorosa nella catechesi, nella liturgia e nella carità, nell’amore all’uomo verso il quale vogliamo costruire ponti e mai innalzare muri. Amen.

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli   

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