Il commento al Vangelo di domenica 24 settembre. In evidenza

Il commento al Vangelo di domenica 24 settembre. 

“GLI ULTIMI….PRIMI”

Anche questa domenica siamo condotti dalla Parola di Dio a riflettere sulla misericordia, il tratto distintivo di Gesù e del discepolo.

E’ la misericordia il filo rosso che lega il cammino che stiamo compiendo di domenica in domenica. Domenica scorsa, Gesù ci faceva cogliere la misericordia nel suo tratto di essenzialità; in questa domenica, ci propone un aspetto inedito e sorprendente, spiazzante, potremmo dire, della misericordia. Il brano è Mt.20,1-16.

Gesù presenta una parabola nella quale il padrone esce di casa, cioè prende l’iniziativa, fa il primo passo, ad ore diverse del giorno, per ingaggiare dei lavoratori. Al termine della giornata concede la paga in un modo assolutamente sorprendente, che causa mormorio e lamentela. E il padrone rivela il senso del suo comportamento.

Entriamo brevemente nella Parola.

Il padrone della vigna esce con pazienza, a diverse ore.

Quale sollecitudine abita il suo cuore? Coinvolgere tutti, offrire a ciascuno una possibilità di vita, riempire il vuoto che genera rassegnazione, stanchezza, disperazione: “nessuno ci ha presi a giornata”(v.7). Egli desidera non lasciare l’uomo privo di una prospettiva di vita impegnata. Questa sollecitudine emerge con forza se consideriamo che è il padrone stesso ad uscire e non un suo amministratore, come spesso accadeva. I proprietari infatti, secondo l’uso del tempo, non entravano in contatto con i lavoranti. Il padrone del brano evangelico va personalmente, si coinvolge entro la storia e va ad incontrare, perché a lui interessano le persone in se stesse e non per la loro produttività.

Ciò è confermato dal fatto che chiama e invita al lavoro anche alla sera, quando resta un’ora sola per lavorare e dunque la produttività è minima.Arriva la sera e il padrone decide di pagare i lavoratori: lo fa in modo inverso alla chiamata e paga dapprima gli ultimi, sicchè i primi possono osservare la logica del padrone. A tutti viene data la stessa paga (un denaro) e questo pone in luce le attese che covavano nel cuore dei primi lavoratori, che vengono disilluse.

Questo genera malessere nel loro cuore:  “mormoravano contro il padrone” (v.11)

La logica dei primi lavoratori si fonda sul confronto, sul paragone fonte, mentre tutti risultano uguali per il padrone, senza meriti e distinzioni.

Viene invocata la giustizia che valuta, giudica, pesa, distingue, riconosce, divide e da a ciascuno quello che ciascuno si è guadagnato e merita.

Ma la logica del padrone è distante dalla logica umana: egli è preoccupato che tutti possano tornare a casa e avere di che vivere per quel giorno. E’ logica di gratuità libera che non guarda al merito dell’altro, che non parte e non si misura sul guadagno del padrone, ma considera la vita dell’altro e il suo benessere.

Possiamo dire che il padrone è decentrato: non è interessato a quello che ha ottenuto, ma unicamente a ciò che può dare. Proprio questo tratto fa emergere il carattere divino di tale logica, poiché non ha nulla a che vedere con la logica umana, la eccede, la supera, quasi la contraddice.

Ancora una volta risuona quella parola dell’Antica Scrittura: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri e le vostre vie non sono le mie viecome il cielo è distante dalla terra, così le mie vie sono distanti dalle vostre vie”( Is.55,8-9) . Pretendere che Dio segua, rispetti e si adegui alle logiche umane, come spesso accade a tutti noi (quando constatiamo che Egli non rispetta le nostre attese fondate su principi di giustizia, di equità) equivale a tentare di costruire un dio a nostra immagine e somiglianza, tentare di ridurre Dio a noi, piuttosto che lasciarci elevare a Lui. Questo pericolo è presente spesso nei nostri cuori, nelle nostre comunità e rischia di contaminare la fede, di offuscarla, di spegnerla.

Sempre occorre ricordare che la vera fede che non si limita a credere in Dio, ma deve tradursi nell’assumere la Sua logica e vivere alla maniera di Dio, che Gesù ci ha rivelato; e deve essere fede nel vero Dio: non il Dio che noi ci aspettiamo, che risponde alle nostre attese, che si adegua alle nostre convenienze umane, alle logiche mondane.

Se la fede non fa la differenza non serve, se non è un cammino “altro” rispetto alle vie del mondo, pian piano perde la sua lucentezza e il suo valore; se è una fede che non cambia l’esistenza nelle sue dinamiche concrete, non è interessante e si abbandona presto.

La misericordia di Dio è scandalosa poichè non è meritocratica, non raggiunge l’uomo a partire dai suoi meriti; non deve essere conquistata, comprata, non è meta di un cammino, lastricato di buone opere, ma semplicemente deve essere accolta, perché donata.

Essa è gratuita e per questo è “grazia”,“gratis”.

L’amore misericordioso non è il premio alla nostra bontà, nè viene mutato dal nostro comportamento, perché “se noi manchiamo di fede, egli rimane fedele perché non può rinnegare se stesso”(2Tm.2,13).  Il nostro Dio guarda unicamente alla persona, non al suo passato, ai suoi meriti, a ciò che ha fatto o no, a ciò che è stato o non è stato. Egli non sospende il Suo amore per costatare la meritevolezza dell’uomo, non pone condizioni al Suo amare: ama e dona nella pura gratuità!

Dio dimostra il suo amore verso di noi, perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm. 5, 8). E noi? Come amiamo?

Forse, nonostante i nostri cammini di fede, le nostre celebrazioni perfette, anche noi, anche nelle nostre comunità pensiamo, mormoriamo e agiamo seguendo logiche umane e mondane.

E’ dunque necessario che per noi e per le nostre comunità si compia quella Parola “la speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è dato” (Rm.5,5).

L’ascolto si fa preghiera nella quale chiedere a Dio di travasare nei nostri cuori, ancora troppo umani, il Suo amore divino: puro, libero, gratuito, che dona senza pretesa di ricevere.

Questo sito utilizza cookie per fornire una migliore esperienza di navigazione. Proseguendo ne autorizzi l'uso.