Uscito in libreria il saggio "L’incanto del mondo. Scienza e Fede nel XXI secolo", l'intervista all'autore In evidenza

L’incanto del mondo. Scienza e Fede nel XXI secolo, di Antonio Marguccio L’incanto del mondo. Scienza e Fede nel XXI secolo, di Antonio Marguccio

“L’incanto del mondo. Scienza e Fede nel XXI secolo”. In libreria il nuovo saggio di Marguccio. Intervista all’autore.

di Valentina Torella

Autore dell“Incanto del mondo” è Antonio Marguccio, 35 anni, tiburtino di nascita, giornalista e saggista, laureato in Scienze della Comunicazione alla “Sapienza”. Ha esordito da giovanissimo nel mondo dell’informazione lavorando alla Radio Vaticana e nei media della Santa Sede con articoli di approfondimento su svariate tematiche religiose. Già autore di un libro sulla musica sacra intitolato “Cantate al Signore! Chiesa e musica dal gregoriano alla Messa beat” (Aletti, 2014) si è ora dedicato a questo nuovo lavoro che si muove in bilico tra ricerca interiore e divulgazione sui grandi temi di attualità.

Il “diverbio” tra la scienza e la fede, spiega Marguccio nel suo saggio, ha origini lontane (caso Galileo, evoluzionismo) ma oggi è più vivo che mai. Una scienza fin troppo “ideologica”, che detta le regole di quello che dobbiamo pensare e sperare, pone il credente davanti a una sfida. Il progresso non è solo nella quantità delle cose che possiamo fare, sapere, avere, ma soprattutto nella qualità della vita. Una mentalità eccessivamente tecnico-scientifico rischia di farci dimenticare la ricchezza dell’esistere, basato pienamente su colori, suoni, odori, sapori e sentimenti, che sono poi alla fine il vero motore che muove il mondo e quanti lo popolano. Si apre sullo sfondo l’eterna domanda sul senso ultimo delle cose, che chiama in causa Dio.

Per prima cosa, Antonio, ti chiedo: come è nata l’idea di scrivere un libro così impegnativo?

 

“Non ci crederai, ma questo libro è nato su una spiaggia, mentre facevo una passeggiata. A un certo punto mi sono seduto sulla sabbia e ho cominciato a pensare. Il mare fa pensare (almeno ha questo effetto su di me!). Mi sono fatto le domande più semplici e insieme più difficili di tutte, quelle che sono poi le domande dei bambini: Perché c’è il mondo? Da dove viene? Che cosa ci sto a fare io? Forse oggi queste domande non se le pone più nessuno. Magari si è presi dalla vita di tutti i giorni,  oppure ci si accontenta delle spiegazioni della scienza. Ad esempio a proposito dell’origine dell’universo, con la teoria del Big Bang, o dello sviluppo della vita, con la teoria dell’evoluzione di Darwin. Sono cose che abbiamo studiato tutti sui libri di scuola fin da piccoli e che una cultura omologante ci ripete di continuo. L’umanità globalizzata e tecnologica del XXI secolo sembra aver risolto le grandi domande di sempre, quelle alle quali i grandi filosofi, sin dall’antichità, hanno dedicato la loro vita. Penso al Demiurgo di Platone oppure al “motore immobile” di Aristotele, la Causa prima che dà il movimento a tutto l’universo, “l’amor che muove il sole e l’altre stelle”, come dirà Dante nella Divina Commedia. Oggi la risposta della scienza è molto più laconica: siamo solo polvere di stelle e materia senza una direzione, uno scherzo della natura. Non c’è nessun Dio che ha creato noi il mondo. Stephen Hawking ha dichiarato che le religioni e in particolare il cristianesimo non hanno più nulla da dire, anzi vanno respinte. Beh io non sono affatto d’accordo. Come credente le teorie scientifiche interpellano la mia fede e mi spingono a un attento discernimento di quello che è il contesto filosofico e culturale dal quale esse germinano. Così è venuto fuori questo libro, frutto di un pizzico di coraggio, oltre che di studio intenso e volenteroso. Perché il tema è senza dubbio complesso e poi bisogna andare controcorrente. Ma ho sempre nelle orecchie quello che ha detto una volta Papa Francesco ai giovani: “Fate rumore e andate controcorrente!”. 

Qual è il posto di Dio nel pensiero scientifico di oggi?

 

“Io sono partito dalla posizione degli atei, da cui poi ho sviluppato tutta la mia riflessione volta a ribaltarne le convinzioni, inaccettabili per un cristiano. Non ho la pretesa di dire cosa pensi tutta la scienza attuale a proposito di Dio, anche perché la scienza non è un’entità astratta, parliamo di persone in carne ed ossa che fanno il loro lavoro con sensibilità diverse. Si va dagli atei agli scienziati credenti, a quelli che sembrano rimandare il problema (ammesso che lo si possa fare). A me interessa, come dicevo, capire innanzitutto le ragioni dell’ateismo scientifico (che mi sembra un indirizzo oggi dominante), per poi vagliarle criticamente. Alcuni grandi fisici, cosmologi, matematici, biologi, affermano oggi con grande decisione (e ingenuità) che Dio non esiste perché la scienza è in grado di spiegare tutto il mistero del mondo. Addirittura diversi esponenti del mondo scientifico, soprannominati i “Nuovi Atei”, ritengono che le religioni, e in particolare quelle monoteiste, siano il principale pericolo da combattere in questo nuovo secolo perché appartenenti a un mondo “mitico” da respingere nel passato, pena il regresso della società e la perdita di tutte le conquiste recenti. È una posizione che non mi trova assolutamente d’accordo, ma non posso respingerla semplicemente per il fatto che non mi piace. Il credente è chiamato a confrontarsi e ad analizzare queste idee con cura, per poi mostrare quanto esse siano infondate, ideologiche e pericolose. Questa è stata un po’ la mia metodologia.

Nel libro affermi che la scienza può diventare un problema, perché?

Quando la scienza diventa ideologia (scientismo) i problemi che nascono sono facilmente immaginabili, e la storia lo dimostra. Per esempio non ci sono più limiti morali. Perché mai dovrei preoccuparmi di capire se una cosa è bene o male una volta che ho il potere di farla? Un gruppo di scienziati può decidere di fare esperimenti raccapriccianti su animali ed embrioni umani, di incrociare il DNA di un pomodoro con quello di un salmone, oppure dirti che la tua vita o quella del tuo bambino non vale più la pena di essere vissuta, perché è solo un mucchio di materia in disfacimento. Il caso del piccolo Charlie, lasciato morire in quella squallida clinica inglese tra lo sconcerto dei genitori, è emblematico. La scienza può diventare una dittatura, che ti dice quello che puoi sperare e quello che non puoi sperare sulla base di considerazioni utilitariste. È in questi momenti che dovremmo riscoprire l’altra metà del cielo. La fede cristiana parla all’uomo in maniera diversa e lo predispone a una relazione armonica con il mondo. Un mondo nel quale tutto è opera di Dio e ogni creatura, che sia uomo, animale, pianta, materia, stella, acqua, si dà la mano in virtù di quel legame originario con il Creatore. Pensiamo al “Cantico di Frate Sole” di San Francesco di Assisi, riattualizzato da Papa Bergoglio nella bellissima enciclica Laudato si’. Quando la scienza nutre l’ambizione di spiegare tutto e di avere tutto sotto controllo, sbaglia e diventa disumana, oltre che pericolosa. È come pretendere che una persona sia in grado di conoscere la città di New York osservandola dall’interno di un tombino. Si possono vedere delle cose, annusare degli odori, ma mancherà una visione ampia e d’insieme, un’esperienza integrale e coinvolgente di quella città. Bisogna uscire dal tombino! Ecco perché una visione scientifica, da sola, non sarà mai soddisfacente.

Pensi che sia possibile una nuova alleanza tra la scienza e la fede cristiana?

Assolutamente sì, ma non sono io a dirlo, è la storia stessa che lo dimostra, se pensiamo a due figure come Galileo Galilei e Isaac Newton, che erano cristiani convinti oltre che scienziati geniali. Ma anche Albert Einstein, a suo modo, non riusciva a concepire la scienza senza Dio. Vedi, una parte del libro che mi ha impegnato molto è stata quella di andare alle radici della scienza, per capire quale sia il suo DNA nascosto. Con il filosofo inglese Alfred North Whitehead, possiamo dire che proprio la fede ebraico-cristiana è stata il punto di partenza per sviluppare un atteggiamento scientifico moderno. Questa è la parte più “provocatoria” e controcorrente del libro, credo, in cui intreccio vari fili (Bibbia, storia, filosofia, teologia) per arrivare a un esito che sorprende ed emoziona! E poi affronto i due grandi momenti di scontro che storicamente si sono verificati tra la scienza e la Chiesa: Galileo e Darwin. Il caso Galileo va capito bene, e ci ho lavorato proprio per dissipare malintesi e partigianerie laiciste. E poi c’è Darwin, un altro personaggio che mi perseguita da diverso tempo e che va digerito e metabolizzato, anche alla luce delle recenti aperture del magistero papale (Pio XII, Giovanni Paolo II e Francesco). 

Perché questo titolo, “L’incanto del mondo”?

 

L’idea mi è venuta meditando sull’espressione del sociologo Max Weber che all’inizio del Novecento parlò di “disincanto” del mondo per descrivere l’eclissi del sacro in Occidente. Il mio vuole essere un invito a riscoprire la bellezza del cosmo in cui viviamo, a riabbracciare una dimensione religiosa che non significa affatto rifiuto della razionalità scientifica. L’una e l’altra si illuminano a vicenda. Platone e Aristotele dicevano che la filosofia è nata dal senso di meraviglia che l’uomo prova di fronte al mondo. L’emozione per le piccole e grandi cose che accadono intorno a noi, come la pioggia che scende o l’albero che fiorisce: non diamole mai per scontate, possono rivelarci la tenerezza di Dio.

C’è di mezzo anche una conchiglia “speciale”, non è vero?

Sì, ma questa storia la conoscerete leggendo il libro.

Antonio Marguccio. L'incanto del mondo. Scienza e fede nel XXI secolo

Pazzini Editore, pagine 126, euro 12,00

Ultima modifica ilMartedì, 26 Settembre 2017 07:53

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