Commento al Vangelo di domenica 10 Dicembre

Mc  1,1-8

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. 3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri,4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Nel brano del vangelo che ci accompagna in questa domenica e che contiene il titolo dell’opera, poniamo l’attenzione sulla prima parola: “inizio”, che è la stessa con cui si apre il libro della Genesi, il libro dell’antica alleanza. Questa ripresa lessicale indica che si inaugura una nuova storia, una nuova creazione, con la proclamazione della “buona e bella notizia”, del gioioso messaggio riguardante l’evento di Gesù, il Messia, il Figlio di Dio. Gesù è il nuovo inizio della storia. Egli è il compimento e l’attuazione di tutte le promesse di cui l’Antico Testamento era denso e che nel profeta Isaia trovano la loro sintesi. Gesù, il cui nome significa “il Signore salva”, è l’Unto del signore, il Messia, il discendente di David atteso da Israele, il Figlio di Dio. Il suo arrivo si inserisce entro la storia di un popolo, Israele. Il Cristo, promesso da Dio, invocato e atteso dai poveri e umili credenti nel Signore, viene: tutto si compie come era stato scritto.

Questa riflessione getta luce nuova sulla storia che non è un rincorrersi di eventi, più o meno comprensibili, decisi in modo caotico da un fato misterioso: no, la storia si svolge secondo un preciso piano di Dio, secondo tempi e forme stabiliti: non siamo in balia del nulla, del caso o del caos, ma siamo guardati, seguiti dalla Sua provvidenza.

Perché questo piano di salvezza si attui è necessaria la mediazione di Giovanni Battista, scelto per preparare la via, per disporre e aprire i cuori all’incontro, per annunciare l’avvento. Dio da subito manifesta la volontà di farsi bisognoso dell’opera umana: come avverrà con Maria e con i discepoli. Ecco allora che Giovanni il Battista, il Battezzatore, entra in scena per rivelare la venuta di Gesù, ormai presente nella storia, discepolo tra i suoi discepoli, ma nascosto, non ancora manifestato nella sua identità. Nel deserto Giovanni è voce di uno che grida: “Preparate una strada al Signore, fate diritti i suoi sentieri”. Di Giovanni si presenta la vita: egli vive nel deserto, indossa l’abito tipico dei profeti, vive in modo austero ed essenziale, non frequenta né i potenti né i luoghi urbani. Solo con una vita improntata alla sobria essenzialità, in cui si coltivano la dimensione del silenzio e della solitudine, che il deserto richiama, ci si può preparare ad accogliere la venuta del Messia.

Questi richiami evangelici sono essenziali poiché dettano anche a noi oggi, le condizioni necessarie per prepararci all’incontro di cui il Natale è memoria. Non è vivendo nel caos rumoroso e frettoloso che ci si può preparare, non è aggiungendo, ma togliendo che si fa spazio nel cuore

Giovanni così chiede la preparazione di una strada al Signore. Il Signore non chiede mai che apriamo una strada davanti a noi e la percorriamo per andare a lui, ma esattamente il contrario: chiede di sgomberare la strada sulla quale egli raggiunge noi, viene verso di noi. La strada non è la nostra, ma la sua, del Signore! L’incontro è dovuto alla sua grazia, alla sua ricerca di ciascuno di noi, non a una nostra iniziativa. La fede non chiede di affannarsi con riti, abluzioni, sacrifici, sforzi morali, opere pie, perché non si deve guadagnare qualcosa, non si deve pagare quanto ci viene donato gratuitamente. La fede dapprima chiede di fermarsi, di fare spazio, di disporsi ad accogliere un dono che gratuitamente viene a noi. A noi è chiesto solo di riconoscere il nostro peccato e di desiderare di esserne liberati. Il peccato è tutto ciò che in noi contraddice il Signore. Solo un cuore spezzato, un cuore che si riconosce nella colpa e confessa il proprio peccato, può fare esperienza di Dio: il riconoscimento del proprio peccato, la consapevolezza del proprio limite e del proprio non essere sono preziosi, non in sé stessi, ma in quanto aprono all’incontro con Colui che viene proprio a liberare dal peccato e a rialzare dal male. L’andare da Giovanni, il confessare il peccato, il farsi battezzare nelle acque del Giordano sono gesti concreti che esprimono proprio un desiderio del cuore.  Giovanni rivela, indica, manifesta Gesù e quindi lo immerge, lo battezza (cf. Mc 1,9). Poi scompare subito dalla scena. A differenza degli altri sinottici, Marco, sempre breve ed essenziale, testimonia del Battista solo queste parole: “Viene dietro a me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho immersi nell’acqua, ma egli vi immergerà nello Spirito santo”. E il modo per esprimere come Giovanni svolge il suo ministero di precursore: suo compito e missione è introdurre un altro, Gesù, qualcuno del quale non dice ancora il nome ma che è già presente, anzi è un suo discepolo, è al suo seguito. Giovanni sa discernere che lui è il più forte, è proprio lui quel Signore di cui egli è indegno di essere schiavo. Questo è un grande mistero, di fronte al quale possiamo solo fare silenzio e adorare. Il discernimento di Giovanni su Gesù è solo grazia, è solo dovuto alla rivelazione di Dio.

E’ missione che si compie per Giovanni, ma si rinnova per ciascuno di noi: essere presenti nella storia di oggi, chiamati a preparare sempre la venuta di Gesù nei solchi di questo mondo, nel cuore di ogni uomo. Ognuno di noi è chiamato a vivere la propria dimensione profetica che si esprime non nell’affermare se stessi sulla scena del mondo, ma nell’ introdurre Lui, nel rivelare anzi che Gesù è presente nella storia e agisce in modo silenzioso e apparentemente impercettibile: assume volti apparentemente normali, agisce nel nascondimento dell’ordinario vivere. E occorre allora che ci siano “profeti” che sappiano scorgere dentro l’ordinario, lo straordinario e indichino la Sua presenza. Einstein diceva che “il caso è Dio che si veste in incognito” e occorre chi lo riveli. Giovanni si mostra sempre decentrato, interamente teso a indicare colui al quale devono andare gli sguardi di tutti: essere sempre al centro, auto referenziati, tesi ad affermare se stessi è ostacolo a questa missione di rivelazione di Gesù che tutti siamo chiamati a vivere: nella nostra storia e nella vita dei fratelli.

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Chiudiamo la forbice: una giornata di studio con Missio, Caritas e Focsiv

Una giornata di studio con Missio, Caritas e Focsiv. Martedì 19 dicembre, in via Aurelia 796 dalle 10 alle 17, si terrà il seminario di studi “Chiudiamo la forbice” dalle diseguaglianze al bene comune. 

Missio, Caritas e Focsiv, dopo le campagne “Cibo per tutti” e “Il diritto di rimanere nella propria terra”, avviano i lavori per una nuova campagna volta a sensibilizzare ed informare sulle interconnessioni tra cibo, migrazioni, conflitti, ambiente/clima e debito, nell’ambito del grande tema delle disuguaglianze. 

Tra i destinatari dell’iniziativa, parrocchie, realtà/associazioni locali, scuole e cooperative o imprenditori.

"Riteniamo importante valorizzare - commentano gli organizzatori - e, dove necessario rivitalizzare, i diversi snodi territoriali attivati nella precedente campagna e stimolarne di nuovi. Immaginiamo una campagna costruita dal basso e molto partecipata, con una attenzione particolare al protagonismo giovanile. L’idea potrebbe essere quello di focalizzare la nostra attenzione sul tema delle diseguaglianze che è strettamente legata alla calda questione del cibo, dei conflitti e delle migrazioni, raccontando il tema in termini positivi, su come si possono costruire assieme pratiche di inclusione sociale, costruendo una contro narrazione (a partire dalle buone prassi) rispetto a quella che attraversa quotidianamente i nostri mass - media.

L’incontro del 19 dicembre 2017 sarà finalizzato a condividere temi, sottotemi, strumenti, azioni nei territori e modalità di partecipazione e divulgazione della futura campagna.

Programma dei lavori

09.30 Accoglienza

10.00 Preghiera e saluto iniziale

10.15 Introduzione

10.30 I contenuti della campagna - tavola rotonda

11.30 Dibattito

12.00 Brainstorming partecipativo “sottotemi” e risultati attesi della campagna

13.30 Pausa pranzo

14.30 Brainstorming partecipativo su strumenti e azioni della campagna

16.30 Conclusioni: Paolo Beccegato (Caritas), Primo Di Blasio (Focsiv), don Michele Autuoro (Missio)17.00 Chiusura dei lavori

Per l’iscrizione scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre il prossimo 12 dicembre.

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