Madonna di Quintiliolo, domenica si ripete la secolare manifestazione

Madonna di Quintiliolo, domenica 7 maggio, come accade da secoli ogni prima domenica di maggio, si rinnoverà a Tivoli l'antica manifestazione di pietà popolare che farà convergere nella città Laziale numerosi fedeli da tutta la città e da molti altri centri della Diocesi.

Alle ore 9,00, all’Arco di Quintiliolo, situato sulla strada accanto alla grande cascata del Fiume Aniene, alle porte della città di Tivoli, giungerà portata a spalla dai fedeli Buttari, proveniente dal suo Santuario, l’antica Icona della Madonna delle Grazie di Quintiliolo. Accolta dal Vescovo Mons. Mauro Parmeggiani, dal Clero e dai fedeli essa entrerà solennemente in Città. Sul Ponte Gregoriano sarà il Sindaco, Prof. Giuseppe Proietti a consegnare al Vescovo le chiavi della Città affinchè l’Icona di Maria vi possa entrare e dopo una lunga processione che tra le altre attraverserà Via Maggiore ricoperta da una artistica Infiorata preparata durante la notte tra sabato e domenica, l’immagine giungerà in Cattedrale dove verrà celebrata la S.Messa dal Vescovo con tutti i sacerdoti della Città.

L’Icona, come vuole la tradizione, rimarrà in Cattedrale fino alla prima domenica di agosto – proprio come Maria rimase per tre mesi a casa della cugina Elisabetta – quando alle 6,00 del mattino, dopo la S.Messa, rientrerà presso il Santuario da cui veglia sulla antica Tibur.

L’Icona della Madonna delle Grazie di Quintiliolo, risalente al XII secolo, fu trovata sul terreno della famiglia dei Quintili da alcuni contadini che aravano la terra dopo il periodo iconoclasta. Ogni anno i fedeli della città, che viveva soprattutto di agricoltura, portavano l’Icona in Cattedrale per averla tra le loro case nei mesi dei lavori dei campi e poterla pregare, alla sera, affinchè benedicesse il loro lavoro e donasse messi abbondanti per il sostentamento del popolo. Una tradizione secolare che ancora si ripete anche se sono cambiati i ritmi e i lavori svolti dagli abitanti della Città.

Quest’anno l’arrivo dell’Icona coinciderà con la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni. La preghiera sarà rivolta al Signore, per intercessione della Vergine Maria, affinchè siano abbondanti anche oggi gli operai nella messe del Signore. Il Vescovo ed i fedeli pregheranno anche per la buona riuscita del prossimo Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale” sul cui documento preparatorio gli organismi di partecipazione diocesana ed i sacerdoti stanno già riflettendo dal momento della pubblicazione cercando di vedere come fare, come Chiesa, ad intercettare i giovani - tutti i giovani -, ascoltarli ed accompagnarli nello scrivere il futuro da protagonisti che non si lasciano rubare la speranza. A tal proposito, in questi giorni il Vescovo, insieme al responsabile della Pastorale Giovanile diocesana, Don Antonio Pedaci, ed il Prof. Matteo Mennini, Presidente dell’Associazione Bambini + Diritti onlus, per preparare tale Giornata hanno visitato alcuni licei della Diocesi per trattare insieme il tema: “Territorio, lavoro, futuro” e pensare insieme ai giovani studenti che si apprestano a terminare gli studi e ai loro insegnanti delle proposte concrete per crearsi possibilità future di lavoro che sgorghino dalla loro creatività, valorizzando le risorse turistiche, agricole, artigianali offerte dal territorio, con il sostegno della Diocesi e l’esperienza offerta dagli anziani che dopo aver amato il loro territorio lo hanno visto abbandonato dai figli ma che può diventare preziosa risorsa per i nipoti e le giovani generazioni.

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54° Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, il messaggio del Vescovo di Tivoli

Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, in vista dell'appuntamento del 7 maggio il Vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani si è rivolto alla Diocesi con una lettera speciale.

 

A tutti i sacerdoti,

diaconi permanenti,

consacrati e consacrate,

fedeli della DIOCESI DI TIVOLI

Carissimi,

                  domenica 7 maggio p.v., IV Domenica di Pasqua – detta del Buon Pastore -, con tutta la Chiesa celebreremo la 54ͣ GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI che, nella nostra Diocesi, coinciderà anche con la GIORNATA PER IL SEMINARIO.

         Papa Francesco ha già indirizzato, il 27 novembre scorso, un Messaggio per la Giornata Mondiale dal titolo “Sospinti dallo Spirito per la missione”. In esso egli invita tutti ad “implorare dall’alto nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata” poiché “Il popolo di Dio ha bisogno di essere guidato da pastori che spendono la loro vita al servizio del Vangelo”.

         Facendo mio il suo appello anche io, pertanto, chiedo alle comunità parrocchiali, alle associazioni e ai numerosi gruppi di preghiera presenti nella Chiesa - contro la tentazione dello scoraggiamento che potrebbe derivare da un numero esiguo di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata -: “continuate a pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe e ci dia sacerdoti innamorati del Vangelo, capaci di farsi prossimi con i fratelli ed essere, così, segno vivo dell’amore misericordioso di Dio”.

         Per grazia di Dio, nella nostra Chiesa Tiburtina, da alcuni anni non mancano i giovani che – originari delle nostre terre - si stanno preparando al sacerdozio:

sei lo stanno facendo presso il Pontificio Seminario Regionale di Anagni,

uno presso il Collegio Redemptoris Mater di Roma.

Altri giovani sono in cammino di discernimento e, sono sicuro, che nelle loro comunità parrocchiali o aggregazioni laicali stanno domandandosi, aiutati da buoni accompagnatori spirituali, come porsi al servizio totale di Dio e del prossimo per la via del sacerdozio o della vita consacrata.

         In occasione della prossima Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni invito pertanto tutti a pregare personalmente e comunitariamente per il dono delle vocazioni di speciale consacrazione nella Chiesa ed in particolare nella nostra Chiesa Tiburtina.

         Che la nostra preghiera sia fiduciosa poiché Dio supera sempre le nostre aspettative e ci sorprende con la sua generosità. In ginocchio, imploriamo tutti in quel giorno il dono dello Spirito Santo, e quotidianamente alimentiamo la vita cristiana con l’ascolto della Parola di Dio, la relazione personale con il Signore nell’adorazione eucaristica, “luogo” privilegiato di incontro con Dio e lì chiediamo il dono delle vocazioni sacerdotali e di vita consacrata.

         Ai sacerdoti, in particolare, chiedo di mostrare quanto siano felici nell’aver detto sì al Signore che li ha scelti con tanto amore, non per compiere una serie di doveri, ma per uscire – come ha detto il Papa – con rinnovato entusiasmo missionario dai “sacri recinti del tempio, per permettere alla tenerezza di Dio di straripare a favore degli uomini (cfr Omelia alla Santa Messa del Crisma, 24 marzo 2016). “La Chiesa – ricorda Papa Francesco – ha bisogno di sacerdoti così: fiduciosi e sereni per aver scoperto il vero tesoro, ansiosi di andare a farlo conoscere con gioia a tutti! (cfr Mt 13,44)”.

         Ai giovani rivolgo l’invito a guardare sempre alla attuale figura di Gesù che mai vien meno alle sue promesse, che non manca mai di parola, nel quale si può riporre tutta la nostra fiducia. A tutti i giovani chiedo con il Papa di lasciarsi interrogare dalle parole e dai gesti di Gesù e, infine, di sognare, grazie a Lui, una vita pienamente umana, lieta di spendersi nell’amore.

         Nello stesso tempo ricordo ai Parroci, Rettori di Santuari e Chiese, Cappellani, ecc. che il 7 maggio p.v., celebrandosi in Diocesi anche la Giornata diocesana per il Seminario, le offerte delle Sante Messe dovranno essere tutte devolute obbligatoriamente (cfr Can. 1266 del C.I.C.) alla Curia Vescovile “Per i nostri seminaristi”.

         Grato per la generosa risposta all’invito alla preghiera e alla colletta che sono sicuro perverrà da parte di ogni comunità di fedeli che si riunisce nelle chiese e negli oratori della Diocesi, colgo l’occasione per porgere a tutti un cordiale saluto invocando la benedizione del Signore

Dato il Tivoli, il 22 aprile 2017

Sabato dell’Ottava di Pasqua

                                   

                                                                        + Mauro Parmeggiani

                                                                            Vescovo di Tivoli   

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Veglia Pasquale, l'Omelia del Vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani nella Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire

Veglia Pasquale, l'Omelia del Vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani nella Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire.

Carissimi fratelli e sorelle,
siamo giunti al culmine dell’anno liturgico, nella notte più importante di ogni altra notte, la notte della Veglia Pasquale!

Sono con noi i Catecumeni Larry e Rita che con i loro figli Provaider e Treasure riceveranno il battesimo; Luca che come Larry e Rita oltre al battesimo riceverà tutti i sacramenti dell’Iniziazione cristiana: Cresima ed Eucaristia; i sacramenti che ci comunicano la grazia della Pasqua. Sono con noi altri due fratelli in Cristo che riceveranno la Cresima a compimento del cammino di Iniziazione Cristiana.

Siamo dunque in festa! Celebriamo la Pasqua vegliando nella notte e distribuiamo copiosamente, come in tutta la Chiesa, i frutti della Pasqua attraverso i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, quei sacramenti che ci innestano in Cristo e ci assicurano il perdono dei peccati e la vita eterna con Lui, il Risorto per noi!

Con tutti voi, cari amici, vorrei rileggere i segni che in questa notte stiamo compiendo. Gesti che se compiamo con verità e comprendiamo in profondità hanno una efficacia straordinaria sulla nostra vita. Gesti che dobbiamo accogliere con apertura di fede, che sono doni del Risorto che vuole agire con la Sua vita nuova sulla nostra vita fragile e debole e che ci coinvolgono chiedendoci scelte di conversione, scelte di vita coerenti, coraggiose, scelte cristiane!

Il primo gesto è rimanere svegli nella notte.
Vegliare significa avere il coraggio della speranza. Significa credere che possiamo essere più forti del sonno e di tutto ciò che la notte rappresenta. In questi giorni abbiamo ascoltato leggendo e contemplando la Passione del Signore cosa significhi “notte”. Notte è il male, il dolore, la morte, il tradimento, l’abbandono, la violenza, l’incredulità ... Notte è anche la nostra esperienza: il terrorismo di cui ci sentiamo tutti possibili vittime, la mancanza di pace nel mondo e nelle famiglie, nelle comunità, tra cristiani e tra religioni per cui occorre pregare tanto. Ma la notte non è soltanto esperienza nostra. Gesù l’ha voluta condividere. È stata anche esperienza di Gesù. Anche Lui ha voluto attraversare la notte affinché le nostre notti non siano vissute da soli ma con Colui che con la sua risurrezione ha vinto il buio della morte e ha reso possibile sperare anche nella notte, nelle tante notti della nostra esistenza. Vegliare significa dunque confermare la nostra fede – proprio come confermeremo tra poco – e la nostra speranza in Colui che ha attraversato la notte del dolore e della morte per vincerla con la potenza della sua risurrezione e rendere partecipi tutti noi di tale vittoria.

All’inizio della Veglia abbiamo acceso un fuco nuovo.
Nel buio della notte che rende tutto uguale, che copre i peccati e le malefatte degli uomini, abbiamo acceso un fuoco nuovo rompendo simbolicamente la ripetitività del male, ponendo gesti che già ci hanno detto che il Risorto fa nuove tutte le cose e che se saremo uniti a Cristo anche noi parteciperemo – grazie al Battesimo che questi fratelli e sorelle riceveranno e che noi abbiamo già ricevuto e stanotte ricordiamo con gratitudine – alla novità della risurrezione, alla novità del Risorto che fa nuove tutte le cose!

Nel Vangelo abbiamo sentito narrare come le donne andarono al sepolcro spinte dall’amore per Cristo. Un amore, però, che le legava ancora al passato. Avevano voluto bene a Gesù e quindi come tutti coloro che hanno voluto bene vanno alla tomba dell’amico-maestro morto. Ma lì accade qualcosa di straordinariamente nuovo. L’angelo annuncia che il sepolcro – luogo di notte, di buio, di morte ... – è vuoto, il Signore non è più lì, è risorto e ci precede! Non sta più dietro di noi, alle nostre spalle ... no, è davanti a noi e ci attende con una novità – la sua – che ci può far rinascere.

È quanto tra poco affermeremo di credere ed è quanto sperimenteranno tra poco i Catecumeni che verranno battezzati che si impegneranno a credere e vivere la novità che il Risorto immette in loro come ha immesso in ciascuno di noi affinché ci impegniamo a rispondere alla novità del suo amore che, come il fuoco, vince il buio della notte e del peccato.

I Catecumeni riceveranno il battesimo e tutti noi rinnoveremo le promesse battesimali. Ci impegneremo tutti a rinascere sempre, con coraggio, senza rassegnarci davanti alle logiche del peccato, del male, dell’indifferenza, della guerra, dell’ingiustizia, della morte che sempre si ripropongono a noi ma davanti alle quali dobbiamo sempre porre gesti di novità e speranza vigilando affinché la nostra fede non diventi un sepolcro, una tomba dove andiamo a cercare Gesù, lo custodiamo, lo troviamo, ma come un cadavere privo di vita e di futuro ma parta – la nostra fede – dal quel sepolcro vuoto, sapendo che il Signore Gesù non è più lì, è altrove, è vivo e ci precede!

Siamo entrati nella Cattedrale al buio seguendo la piccola fiammella del Cero Pasquale, immagine del Cristo Risorto. È stato proprio il segno di questo nostro desiderio: desiderio di camminare seguendo Colui che ci precede. Camminare piano piano, come siamo entrati piano piano nel buio, con pazienza, caso mai con la paura di inciampare e cadere ... ma è un altro atto di fede che ci viene chiesto stasera: seguire il Risorto, nel buio della vita, piano piano, con pazienza, passo dopo passo, con la paura di cadere ma sicuri che Lui ci rialzerà!

Per giungere a questa Notte ci sono voluti tre giorni: siamo partiti dal grido di dolore di Gesù che è morto sulla croce per giungere al grido di gioia, all’Alleluja di questa Notte perché la morte è stata vinta, la sofferenza redenta, ogni lacrima in Cristo Risorto è asciugata.

E tra queste due grida c’è stato il grande silenzio del sabato santo durante il quale abbiamo invocato la salvezza. Solo nel silenzio ci si può convertire: ascoltare e accogliere in noi il grido della gioia pasquale, il grido della Risurrezione. La gioia, cari amici, non arriva senza dolore. Alla croce gloriosa si arriva tramite la croce dolorosa. Alla gioia pasquale si arriva dopo il dolore, standoci dentro al dolore, alla sofferenza, alla morte e riflettendo in silenzio, pensando in silenzio che solo Lui può salvarci!

Nel cuore di questa Veglia abbiamo cantato l’Alleluja e dobbiamo continuare a cantarlo ma continuando a camminare nella notte. Dopo l’Alleluja la Veglia non finisce ma continua nella notte. Certo Cristo è Risorto ma la nostra vita continua tra tante esperienze di buio, di notte, di morte e di dolore ... ma ora la nostra vita, dalla Pasqua di Cristo in poi, anche se cammina nella notte cammina nella speranza, il Cristo Risorto non ci abbandona più, è speranza, consolazione, conforto, sostegno nell’attesa della luce eterna, sostegno per tutti coloro che non riescono da soli a sperare, a cantare la gioia.

Abbiamo poi, in questa Veglia, ascoltato abbondantemente la Parola di Dio. Parola che ci condurrà a spezzare il pane nella memoria del Signore crocifisso e risorto. Ascoltare la Parola di Dio significa credere in una promessa, anche quando Dio sembra toglierti il tuo unico figlio, il nostro Isacco al quale siamo affezionati come era affezionato il suo padre Abramo. Anche quando Dio sembra toglierci la nostra vita!

Dio, però, non ci ha promesso e non ci promette, cari amici, di tenere la nostra vita al riparo da ogni pericolo e da ogni male, ma ci promette che potremo con Lui continuare a spezzare il pane nella memoria del Signore Gesù e della sua Pasqua. In altre parole ci promette che tutto l’amore che avremo dato, che avremo vissuto donando noi stessi così come Lui si è donato corpo e sangue per noi, non andrà perduto, anzi tutto sarà risuscitato e rimarrà in eterno. “Alla fine della vita – disse San Giovanni della Croce – ciò che conta (ciò che rimane – traduco io –) è aver amato”!

Gesù ci promette che ogni volta che spezzeremo il pane nella notte, quel pane che è Lui. Ogni volta che lo spezziamo con Lui, in Lui e per Lui continueremo a spezzare la logica del male, del potere, dell’egoismo, della violenza e della morte perché continueremo a spezzare e condividere l’Amore. L’amore che tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

L’amore che accolto questa sera per la prima volta dai nostri Catecumeni, che riaccolto da noi al termine del cammino quaresimale, non ci toglie dal buio della notte, non ci mette al riparo dal male con il quale sempre dovremo fare i conti, ma ci sostiene, è con noi, ci dà la forza per essere come la fioca luce del cero pasquale in mezzo alla notte, per risplendere nella notte e rischiararla. Amen. 

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