L'Omelia del Vescovo di Tivoli alla Santa Messa del 31 Dicembre In evidenza

L'Omelia del Vescovo di Tivoli, Mauro Parmeggiani, in occasione della Santa Messa del 31 Dicembre: "...ci lasciamo totalmente assorbire dall’istante, in una piccola cosa che stiamo facendo, che smarriamo il senso del dove stiamo andando, perdiamo la prospettiva della vita che è cammino nel tempo verso l’eterno...".

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Tivoli, Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Signor Sindaco, illustri autorità, fratelli e sorelle nel Signore!

Tra poche ore saluteremo l’anno 2017 che sta per terminare e daremo inizio ad un nuovo anno: il 2018.

In realtà è una convenzione umana quella di contare i giorni, le settimane, i mesi, gli anni. Rivela una nostra necessità – in qualche modo – di dominare il tempo, di dargli ordine. Il tempo, infatti, ci sfugge. È un po’ una nostra invenzione. Spesso, infatti, il tempo lo percepiamo un po’ con un senso di dispersione, frammentazione, incompiutezza, come una serie di ore, giorni, mesi e anni che si alternano e che se non ci fosse Qualcuno che lo riempie rischierebbe di rimanere solo qualcosa di vuoto. San Paolo fa bene, allora, a scrivere ai Galati che “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge” (Gal 4,4).

Possiamo allora così riconoscere un senso anche nel tempo perché in Gesù, Dio, il Dio che è al di là del tempo, che è oltre il tempo, che è eterno, ha voluto condividere anche questa dimensione della nostra esistenza e in tal modo ha cambiato il senso del tempo.

Il tempo è diventato luogo per accogliere Dio con noi e custodirlo, meditare le sue parole, metterle in pratica e trasformare il tempo che viviamo sulla terra in un anticipo di quella dimensione eterna alla quale siamo destinati dove non ci saranno più ore, giorni, mesi e anni ma staremo per sempre innanzi al volto del Signore e per sempre contempleremo il suo volto di amore e di pace.

Maria – così come ce la presenta il Vangelo di stasera – ci mostra come può cambiare concretamente il senso del tempo per ciascuno di noi. Nella scena del presepe che il Vangelo ci presenta, Lei – nel silenzio – “custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

Maria non si lascia travolgere dal tempo, dalle cose che in esso si ricorrono e accavallano, che a volte anche ci stressano … ma si ferma su ciò che è essenziale così come dovremmo fare noi. Maria “custodisce” e “medita” (ossia mette insieme, in relazione …) tutto ciò che le accade. Cerca di fare sintesi e comprendere ciò che sta vivendo.

Sono due indicazioni – “custodire” e “meditare” – che anche noi nel tempo che ci è dato da vivere sulla terra dobbiamo praticare. Spesso non “custodiamo” il tempo che ci è dato e le cose che in esso accadono, e così siamo distratti. Facciamo una cosa e pensiamo già a un’altra … non ascoltiamo più. Passeggiamo con una persona e rispondiamo al cellulare, siamo sempre connessi a internet … e così non ci accorgiamo di chi ci vive accanto, la vita ci scivola addosso e non ci accorgiamo di chi ci vive vicino, ci chiede aiuto o ci può dare tanto … ma noi siamo così intenti a non fermarci mai che bruciamo il tempo ma anche chi nel tempo è espressione di Dio per noi.

Oppure ci può essere un altro estremo: ci lasciamo totalmente assorbire dall’istante, in una piccola cosa che stiamo facendo, che smarriamo il senso del dove stiamo andando, perdiamo la prospettiva della vita che è cammino nel tempo verso l’eterno.

Maria invece si sa fermare, “custodisce” e “medita” e lo fa con il “cuore”, tutto avviene nel suo cuore – ossia nella “coscienza” – che è il luogo nel quale accorgerci di ciò che stiamo vivendo, nel quale guardare a noi stessi come se fossimo altro da noi; la coscienza che è quella facoltà che ci permette di vivere consapevolmente. Che ci permette di vivere con interiorità che non è chiusura in noi stessi ma disponibilità profonda verso la realtà che ci circonda così come è.

Maria guarda il Suo Figlio, il Figlio di Dio, lo custodisce, medita, comprende il senso del tempo che è cammino con Lui verso l’eterno. Cammino con Lui che è il Dio che si è fatto carne per noi verso l’incontro pieno e definitivo con Colui che fin d’ora ci viene incontro nel tempo che passa.

Ma se il tempo è questo, occorre allora che nel tempo noi riusciamo a scoprire i segni della presenza di Dio. Di un Dio che è re di pace e di giustizia e che si vuol far riconoscere nei fratelli – a partire dai più poveri – affinché con loro costruiamo un mondo di pace.

Anche quest’anno, mentre finisce un anno e ne inizia un altro, il Papa ci invita a celebrare la Giornata Mondiale della Pace che ha per tema: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”.

Cari amici se nel cammino veloce del tempo della nostra vita non ci fermiamo come Maria a “custodire” e “meditare” le cose che accadono intorno a noi è facile non riuscire nemmeno a cogliere come tante persone nell’oggi della storia anelano alla pace, soprattutto anelano ad essa coloro che più duramente ne subiscono la mancanza. Il Papa ci chiede di pensare quest’anno ai 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati. Gente che cerca un po’ di benessere, di fuggire dalla fame e dalla guerra, che sono costretti a lasciare la loro terra a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà, degrado ambientale.

Con Maria dobbiamo imparare a guardare il tempo, a guardare in esso i segni di Dio che vuole entrare nella nostra storia così come è stato da Lei generato per entrare nella storia e dare compimento al tempo che altrimenti scorrerebbe senza senso e accoglierlo nel fratello e nella sorella non come minaccia ma, come ci esorta a fare il Papa, con uno sguardo di fiducia poiché tutti facciamo “parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono – diceva già Papa Benedetto XVI – e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa. Qui trovano fondamento la solidarietà e la condivisione”.   

Pensando a Maria che genera Gesù, il Figlio di Dio, e lo presenta all’umanità affinché l’umanità incontri il Suo sguardo di amore e possa anch’essa contemplarlo, custodirlo, meditare alla Sua luce su quanto le accade intorno e possa riconoscere Gesù che si presenta nel nostro tempo nel povero, nell’affamato, nello straniero e nel pellegrino per essere accolto e amato, impegniamoci a vivere nel tempo che ci è dato e che tra poche ore chiameremo 2018 con quattro atteggiamenti che il Papa ci propone per il nuovo anno:

accogliere ossia impegnarci per ampliare le possibilità di ingresso legale di profughi e migranti dove noi viviamo affinché possano fuggire da violenze e persecuzioni. Certamente non dobbiamo sottovalutare la necessità che tutto avvenga nella legalità e nei limiti delle nostre reali capacità di accoglienza, ma non dobbiamo precluderci a priori ad essa. La lettera agli Ebrei ricorda: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,2); Proteggere ossia ricordarci del dovere di riconoscere e tutelare l’inviolabile dignità di coloro che fuggono da un pericolo reale in cerca di asilo e sicurezza, di impedire il loro sfruttamento, soprattutto se donne o bambini; Promuovere ossia sostenere lo sviluppo umano integrale di migranti e rifugiati a partire dall’assicurare ai bambini e ai giovani l’accesso a tutti i livelli di istruzione affinché non soltanto coltivino e mettano a frutto le loro capacità ma siano anche maggiormente in grado di andare incontro agli altri, coltivando uno spirito di dialogo e non di scontro.

E infine:

Integrare cioè permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali.

Cari fratelli e sorelle, se vivremo il tempo che ancora una volta il Signore ci dona, con questo spirito allora Gesù che si è nascosto e si nasconde nel povero e nello scartato continuerà a riempire di senso la nostra storia, permetteremo a Lui di riempire ancora il nostro tempo. Come Maria sentiremo la gioia del custodirlo, del meditare sulla sua presenza, di accoglierlo nel cuore e come cristiani, come Maria, potremo ripresentare al mondo Gesù così come Lei lo ha mostrato ai pastori che dopo averlo visto riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro, riferirono che avevano incontrato Gesù, il cui nome vuol dire “Dio salva”. Salva non a parole ma incarnandosi nel tempo, salva non a parole ma compromettendosi per noi affinché anche noi dopo averlo custodito e dopo aver meditato sul Suo amore che ci viene incontro lo accogliamo e lo mostriamo accogliendo, proteggendo, promuovendo, integrando ogni fratello e sorella in umanità e creando così un mondo più pacificato e solidale tra tutti in nome di quel Dio che è figlio di Maria e che nel mistero del Natale contempliamo quale Dio con noi e per noi affinché anche noi, con Lui, ci protendiamo per tutto il tempo che ci rimane da vivere su questa terra “per” gli altri costruendo un mondo di pace e di bene.

È l’augurio che faccio a ciascuno di voi per l’anno che tra poco inizieremo mentre ringraziamo Dio per quello che sta per concludersi chiedendogli anche perdono se non sempre lo abbiamo riconosciuto e accolto nel fratello o nella sorella diversi o lontani da noi non divenendo così promotori di pace, costruttori di ponti tra le genti ma di muri che impediscono il dialogo e il riconoscimento di Colui che è pacifico Signore del tempo e della storia nel fratello più povero, proveniente da lontano o disagiato. Nel fratello in cui Cristo ha amato e ama identificarsi dicendoci anche stasera: “ogni cosa che avrete fatta a lui, l’avrete fatta a me”! Amen.

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli

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