Una riflessione del Vescovo di Tivoli sull’operazione antidroga dell’8 marzo In evidenza

Ragazzi in un oratorio, una delle strutture che le Parrocchie mettono a disposizione dei giovani delle comunità Ragazzi in un oratorio, una delle strutture che le Parrocchie mettono a disposizione dei giovani delle comunità

La gente si fermava incredula, giovedì 8 marzo mattina, in un centro di Tivoli intasato da decine di automezzi dei Carabinieri, domandandosi cosa stesse accadendo.

Abbiamo poi saputo dai mezzi di comunicazione sociale della maxi operazione di 39 arresti per spaccio di droga.

Mentre è doveroso dire un grazie all’Arma dei Carabinieri per l’operazione compiuta viene da riflettere.

Tra gli arrestati ci sono tanti di giovani.

Se c’è una rete così ampia ed organizzata di spacciatori, vuol dire che c’è una rete ancor più grande di consumatori che nonostante da anni si sappia quanto sia devastante la droga cercano felicità effimere in sostanze che portano alla distruzione della salute, della mente ed anche economica.

Nella nostra apparente tranquilla città avviene tutto questo.

Nota fino a giovedì mattina per le Ville, le sue ricchezze artistiche ed archeologiche che l’hanno fatta essere in passato ambita tappa del Grand Tour, famosa per le sue acque, la grande cascata… nei giorni scorsi si è parlato di Tivoli e del suo circondario per ben altro…

Non possiamo rimanere inerti di fronte a tutto questo.

Come Vescovo mi domando: cosa possiamo fare? Sicuramente tra i 39 arrestati tanti, almeno da ragazzi, sono passati per le parrocchie della Diocesi, hanno frequentato le nostre scuole, hanno alle spalle delle famiglie – forse ferite – ma che sicuramente in questi giorni piangono.

E, come si è detto, se 39 sono stati gli arrestati chissà quanti i consumatori.

Con tutte le forze vorrei chiedere alle istituzioni, alla scuola, alle famiglie, ai miei sacerdoti, alle parrocchie, ai catechisti ed educatori di rafforzare la collaborazione tra noi per una reale attenzione all’uomo, a tutto l’uomo e ad ogni uomo.

Non è certamente mia intenzione allarmare i genitori dei nostri ragazzi e giovani – probabilmente già tanto preoccupati per i loro figli – ma vorrei che dalla preoccupazione, dall’ansia per il loro futuro, un’ansia che a volte diventa oppressiva ma non solutiva di alcun problema, nascesse il desiderio lucido, pacato e determinato di giocare di squadra per tornare insieme – famiglia, scuola, istituzioni, comunità cristiana – ad educare alla vita buona del Vangelo, quella vita buona che corrisponde ai più profondi desideri di ogni cuore umano. Vorrei che insieme tornassimo ad educare al rispetto per la dignità della persona, alla relazione vera che riempie la vita.

C’è anche tanto buono in giro. A sacerdoti, catechisti, insegnanti, genitori che ogni giorno tentano di educare i ragazzi e i giovani al meglio desidero dire un grande grazie.

Desidero dire di non demordere. Se il fenomeno triste che è emerso in questi giorni è grande, vorrei dire di non aver paura: insieme possiamo demolirlo. Purchè ci aiutiamo e insieme alle Forze dell’Ordine – sempre disposte ad educare prima che reprimere – non ci scoraggiamo ma continuiamo in quella missione di aiutare i ragazzi e giovani a crescere e diventare uomini anche in questi tempi difficili e confusi.

Come Vescovo voglio dire soltanto che la Chiesa c’è anche oggi: con i suoi oratori, con le sue comunità, con i suoi catechisti ed educatori, le sue parrocchie, associazioni e movimenti, con i suoi preti, le sue suore, i propri servizi all’uomo e alla famiglia. E c’è con la sua specificità: annunciare Cristo che anche oggi sa dire parole di vita e dare senso all’esistenza di ogni uomo - giovane o meno giovane che sia - ma chiamato sempre a vivere in relazione con gli altri, ad essere sempre responsabile dei fratelli e delle sorelle in umanità.

                                                                        X Mauro Parmeggiani

                                                                            Vescovo di Tivoli

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