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Natale, l’omelia del vescovo di Tivoli nella Santa Messa del 25 dicembre nella Cattedrale di Tivoli.

Natale, l’omelia del vescovo di Tivoli nella Santa Messa del 25 dicembre nella Cattedrale di Tivoli.

Nella Messa del Giorno di Natale, come abbiamo ascoltato, non ci viene proclamato il Vangelo del racconto della nascita di Gesù.

Ci saremmo aspettati di sentir parlare di Betlemme, di Maria e Giuseppe, del Bambino, dei pastori, del canto degli angeli che annunciano pace agli uomini in virtù della gloria di Dio.

E invece no. Abbiamo ascoltato qualcosa di apparentemente altro.

Ma è Natale! E allora, forse, questo Vangelo ci è proposto per approfondire quanto già sappiamo per tradizione del Natale, quanto abbiamo ascoltato nel Vangelo della Messa di questa notte, di quanto abbiamo tutti rappresentato nei presepi che – invenzione di San Francesco – anche noi facciamo ogni anno nelle nostre case, nei vicoli, nei luoghi di lavoro e di vita.

Sì, questo Vangelo di Giovanni – l’evangelista teologo, che approfondisce quanto crediamo – nonostante tutto ha tanto di comune con il Vangelo di Luca e di Matteo che ci parlano dell’infanzia di Gesù. Anche qui abbiamo sentito parlare della luce che brilla nelle tenebre, della gloria di Dio che possiamo contemplare come grazia del Verbo incarnato, ed ancora: come il Signore non fu accolto dai Suoi.

E allora, anche se le parole del Vangelo di Giovanni sembrano altisonanti, distanti dal nostro comune modo di sentire il Natale, divengono un bel modo per comprendere come il Figlio di Dio fu costretto a nascere in una stalla, perché nella sua città non c’era posto per Lui.

Se Luca questa Notte ci ha parlato di come il Figlio di Dio sia nato nella stalla di Betlemme, anche qui Giovanni ci dice come il Mistero di Dio si sia voluto mostrare, manifestare, rendersi presente nella nostra storia fino a farsi carne in una stalla, a farsi uomo, carne, sangue… in una povera stalla.

Questo Vangelo ci dice il fondamento profondo della nostra gioia, direi che ci spiega perché ha senso vivere, quale è il vero contenuto della festa odierna: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (1,14).

La festa di oggi non è la festa della nascita di un grande uomo come ne sono nati tanti nella storia. Né è la festa soltanto di un bambino che può anche intenerire il cuore ma che non cambierebbe nulla della nostra vita. In fondo, se fosse nato soltanto un bambino, sarebbe anche egli cresciuto e pian piano anche lui entrato nella vita con tutti i suoi alti e bassi, i suoi compromessi, i suoi peccati e alla fine sarebbe morto anche lui e tutto sarebbe finito. Scriveva il teologo Joseph Ratzinger: “Se non avessimo altro sa celebrare che l’idillio della nascita e dell’infanzia, alla fine non ci rimarrebbe più alcun idillio. Rimarrebbe solo l’eterno ‘muori e diventa altro’ e potremmo allora domandarci se nascere non sia propriamente una cosa triste, visto che sfocia solo nella morte”?

E invece nel Natale del Signore è successo qualcosa di più. Il Verbo si è fatto carne. Questo Bambino è Figlio di Dio! In Lui Dio è venuto tra di noi e si è unito così indissolubilmente all’uomo che quest’uomo che è nato nella stalla di Betlemme è realmente Dio da Dio, luce da luce e rimane vero uomo.

Nel mondo c’è un senso, un significato che sta sotto a tutto ciò che è ed accade. E questo senso eterno del mondo è venuto in maniera talmente reale tra noi che possiamo toccarlo, contemplarlo. La parola che Giovanni usa per dire Dio: la parola “Verbo” in greco vuol dire anche “il senso”. Per cui potremmo tradurre il versetto: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” anche così: “Il Senso si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Un senso che non è solo una idea generale ma che si rivolge a noi, che viene nel mondo per dare senso, significato, un perché alla nostra esistenza. E’ un Verbo, una Parola, un discorso – quello di Dio – che si fa carne per dirci che la vita di Dio è per noi! E’ il dono per noi! Sì, cari amici, Dio in Gesù entrato nella nostra storia a Betlemme ci dice che ci conosce, ci ama, ci chiama alla felicità e ci guida ad essa se noi ci lasciamo interpellare da Lui e lo accogliamo. Dio in Gesù diviene una persona che nasce nella storia e così ci mostra come Dio non sia qualcosa di generale, superiore, astratto… sotto il quale tutto si svolge… ma un Dio che si interessa di ognuno di noi, vuole entrare in relazione con ciascuno di noi, che è personalmente interessato a ogni singolo.

Fermiamoci un attimo e pensiamoci…

Non è meraviglioso pensare che Chi ha creato l’universo, il mondo, la vita… non è un essere eccelso, lontano da noi, distante, al quale non arriveremo mai… ma che ci è vicino, si è fatto carne, è entrato nella storia e ancora oggi è con noi, a portata di mano, ha tempo per ciascuno di noi, ha tanto tempo per me, tanto da rimanere come uomo nella mangiatoia e rimanere eternamente uomo. Può essere possibile tutto questo? E’ possibile che Dio sia un bambino?

Certamente è difficile da credere. Anche perché se accettiamo questa logica, allora deve essere anche la logica di chiunque crede in Dio. E’ difficile accettare che Dio si faccia bambino, entri in relazione con me… perché allora significa che io, che non sono nulla, devo incarnarmi nelle situazioni della vita come ha fatto Lui, devo relazionarmi anche con i nemici come ha fatto Lui…

E’ difficile credere che la verità è bella! Tant’è che spesso siamo portati a fare sempre la dietrologia di tutto finchè non riusciamo a vedere qualcosa di falso, non vero, brutto, sporco, anche dietro le cose più belle.

Ed è difficile lasciarci incontrare dalla Verità. Tant’è che molti preferiscono non porsi il problema. Lasciare sì che il Natale si celebri come festa esteriore, piena di luci che abbagliano… ma non andando oltre… perché se il Natale fosse – come è e deve essere – l’incontro con la bellissima verità di un Dio che ci ama sempre e nonostante tutto allora questa verità, questa luce, ci smaschererebbe e rimarrebbe soltanto la nostra verità, la nostra povertà… e cesserebbe la poesia del Natale.

Dio, dunque, vuole amarci. Ci offre il suo amore che perdona il peccato e assicura la vita per sempre. Che dà senso, significato alla vita dell’uomo che è relazione con Lui e quindi tra noi che in Lui diveniamo fratelli perché figli dell’unico Padre. Ma “I suoi non lo hanno accolto” (1,11). E’ la tragedia del nostro orgoglio!

Quanto è difficile a chi ci dice “Ti amo”, rispondere: “Grazie, anche io”! Esige umiltà. E invece noi spesso diciamo agli altri “Ti amo” ponendoci in una situazione di superiorità. Ma stando sotto, lasciando che sia Dio a dirci “Ti amo”, sei la mia creatura amata e per questo non ti abbandono e mai ti abbandonerò, accetta il mio amore e sarai salvo!... E’ difficile.

“I suoi non lo hanno accolto” non si può spiegare soltanto con il fatto che per il Figlio di Dio non c’era posto nell’alloggio o che dobbiamo aiutare i poveri – cosa bella e buona e che dobbiamo sicuramente fare… - perché accogliere Gesù oggi, vuol dire proprio questo! C’è di più, c’è molto di più!

Non accogliere Dio vuol dire che non gli facciamo spazio nei nostri cuori. Vuol dire che siamo superbi e non umili, che non vogliamo più farci amare da nessuno… Pensateci bene, non è forse così? I giovani oggi faticano a sposarsi, a fidanzarsi… perché non vogliono lasciarsi amare… in una recente trasmissione televisiva mi ha impressionato che si dicesse che quest’anno sono molte di più le persone che invece di fare i regali per gli altri hanno deciso di farlo a se stessi… Per carità, nulla di male… siamo in tempi economici assai difficili… ma se non accogliamo il mistero di un Dio che si fa carne per amarci eternamente ed incondizionatamente, non riusciremo più nemmeno ad amare gli altri: i poveri e anche i nostri più vicini… non riusciremo a condividere…

Cari amici, domandiamoci in questo giorno: a che grado è il mio orgoglio per essere capace di vedere, incontrare, lasciarmi amare da Dio? Forse, troppo abituati a risolverci da soli, a credere a soltanto ciò che sperimentiamo noi, non siamo più in grado di credere a ciò che gli angeli hanno cantato perché accaduto realmente nella storia di 2000 anni fa e così Dio diventa per noi noioso, una minaccia di cui non abbiamo bisogno e non volendo più appartenere a nessuno immaginiamoci se desideriamo appartenere a Dio, essere la Sua gente, la Sua proprietà…

L’uomo di oggi desidera soltanto appartenere a se stesso e non riusciamo più ad accogliere Colui che viene nella sua proprietà, tra le sue creature…

Allora, oggi, è il giorno buono per fermarci, riflettere e cambiare! Cambiare i nostri cuori, riconoscere in Gesù il nostro Dio, il nostro proprietario che però non ci sfrutta ma ci ama, anzi viene per amarci fino all’estremo. Viene come Bambino per spezzare la nostra superbia, liberare il nostro orgoglio e renderci veramente liberi. Se fosse venuto manifestando la sua sapienza saremmo crollati, non avremmo resistito al rapporto impari con Lui. E invece è venuto come Bambino perché vuole il nostro bene, il nostro amore, la nostra libertà.

E questa non è illusione ma verità! Dio che ci ama è vero! Non è favola. Il Bambino è vero! Ed è Figlio di Dio.

E proprio lì, nella piccolezza della stalla di Betlemme, ci mostra la Sua gloria.

Vorrei domandarvi: è già da un po’ di anni che siete/siamo cristiani. Abbiamo visto la Sua gloria? Vediamo la Sua gloria? Quando la abbiamo vista?

Lascio a ciascuno dare la risposta personalmente. Certo è che spesso siamo ciechi poiché dato che ciascuno riesce a vedere soltanto quello per cui nel suo intimo c’è una predisposizione, spesso riusciamo a vedere solo noi stessi, il nostro “Io” che nasconde Dio e quindi anche i fratelli.

Chiediamo allora, in questo giorno di Natale, che il mistero di questo giorno, mistero di un Dio che si fa uomo per farci toccare concretamente quanto ci ami, ci apra gli occhi sull’amore, ci renda umili per essere capaci di accogliere l’amore, ci renda uomini e donne nuovi che non pensano soltanto a se stessi e non conoscono soltanto se stessi ma che sanno aprirsi e vedere Dio come il vero proprietario della nostra vita, di ciò che pensiamo sia nostra esclusiva proprietà.

Se accadrà questo potremo anche noi diventare portatori della luce che parte dalla stalla di Betlemme e, pieni di fiducia, pregare affinchè la gioia del Vangelo si instauri in tutto il mondo, in tutti i cuori ed illumini tutto ciò che è ancora orgoglio, egoismo, tenebra. Amen. 

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