Redazione

Redazione

URL del sito web:

Notte di Natale, l’omelia del vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani alla Santa Messa

Notte di Natale, l’omelia del vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani alla Santa Messa nella Cattedrale di Tivoli.

“Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore!”.

Carissimi fratelli e sorelle, questo annuncio dato dagli angeli ai poveri pastori di Betlemme, risuona anche per noi e nel mondo intero in questa Notte di Natale.

E’ un annuncio antico ma sempre nuovo.

Antico come è eterno l’amore di Dio per noi uomini, Sue creature. Creature caso mai ribelli, che usando male il grande dono della libertà si oppongono a Dio, vorrebbero tanto spesso sostituirsi a Lui e tanto spesso ci riescono producendo tutte le nefaste conseguenze che ogni giorno sono sotto i nostri occhi: guerre, liti, terrorismo, violenze, ingiustizie, povertà vecchie e nuove sempre in aumento, corruzione, sfruttamento di pochi su tanti, disoccupazione crescente, economia dissestata, politica disinteressata alla vera promozione del bene comune, sospetto e rifiuto dell’altro, famiglie distrutte, generazioni senza padri, tentativi ben organizzati di eliminare nell’opinione pubblica e nel sentire di tanti le differenze tra il maschile e il femminile e quindi la tentazione di chiamare ogni tipo di relazione con il nome di famiglia e le inutili unioni civili con il nome di “matrimonio”, attacchi alla vita dal suo concepimento fino alla sua morte naturale la quale si vorrebbe sempre più spesso anticipare… Creature che alla parola Dio – che dice relazione, ascolto reciproco, accoglienza, amore – hanno sostituito la parola “io”. Creature così,  ma Sue… e quindi da sempre e per sempre amate! Nonostante tutto, anche oggi, anche in questa notte del Natale 2016: amate!

Nuovo. Perché l’amore che porta Gesù è quello di un sole che sorge dall’alto. Di un sole che sorge per sempre e che rende la tenebra luce, che ci dice che – se lo desideriamo, se apriamo gli occhi e lasciamo che la Sua luce ci illumini il cuore e la mente - inizia un giorno nuovo per ciascuno di noi e per tutti noi insieme. Che ci dice che la distanza tra l’uomo e Dio non è più incolmabile ma è colmata da un Dio che prendendo l’iniziativa realizza le promesse dei Profeti, entra nella storia appartenendo alla discendenza di Davide, non si impossessa di un individuo ma si fa carne, assume tutta la nostra umanità – tranne il peccato – in un piccolo Bambino nato da Maria, la sposa di Giuseppe, nella povertà di una mangiatoia perché non c’era posto per Lui e i suoi genitori nell’alloggio. E si manifesta innanzitutto ai poveri. Sì ai pastori di Betlemme che vegliavano il loro gregge nei campi, all’aperto e non in un ovile. A quei pastori che vegliavano su beni probabilmente non loro. Infatti chi vegliava all’aperto lo faceva perché vegliava su grandi greggi che non si riuscivano a essere contenere negli ovili e quindi, greggi non loro, ma di qualche ricco padrone che dormiva al coperto e lasciava a vegliare all’aperto, nella notte, i poveri pastori ai quali viene rivolto prima che ai Magi o ad ogni altro, l’annuncio della gioia! Sì, la gioia che sarà di tutto il popolo: “Oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”!

Si è realizzata la profezia di Isaia: nel Bambino nato a Betlemme chi cammina nelle tenebre può vedere - se lo desidera ed accoglie nel cuore - una grande luce, chi abita nelle tenebre – ossia è corrotto ma vorrebbe uscire da esse – può mettersi alla luce e finalmente vivere sotto la signoria di un Dio che è “padre per sempre”! In un mondo senza padri, dove l’uomo spesso è nel buio perché ha perso il padre, un riferimento sicuro e rassicurante; Dio, in Gesù, si ripropone come “padre per sempre”! Padre che sempre segue il figlio, che lo attende se si perde o allontana da casa, che lo riaccoglie quando torna e lo riveste con la dignità di figlio che aveva perduta allontanandosi da Lui.

“E’ apparsa la grazia di Dio che porta la salvezza a tutti gli uomini – ci dice Paolo nella seconda lettura – e che ci insegna a rinnegare l’empietà, ossia ogni crudele e scellerata malvagità; i desideri mondani – che ci allontanano da Dio e ci impediscono di accoglierlo nel cuore – e a vivere in questo mondo – in questo e non in un altro…; oggi e non domani…; da stasera… - con sobrietà (ossia con moderazione nell’uso di ogni cosa), con giustizia e con pietà (che vuol dire rispetto, dedizione, amore verso Dio… fede in Colui che amiamo perché per primo ci ha amato e ci ama) nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo!”.

Cari fratelli e sorelle, come è facile relegare il Natale alla festa di sentimenti. Belli, legittimi, ma sentimenti che durano sì e no fino a Santo Stefano…

La Solennità di stasera ci chiede, una volta per tutte, di accogliere il Salvatore, il Messia, il Signore, nel nostro cuore e nella vostra vita.

Un Salvatore che non è un imperatore che vince i nemici che premono ai confini dell’Impero assicurando pace e benessere ai propri sudditi. Ma un Bambino avvolto in fasce e che giace in una mangiatoia.

Un Messia che appare diverso dalle speranza di Israele che lo attendeva come colui che con potenza avrebbe rinnovato e cambiato per sempre il mondo. Ma che appare come  un Bambino avvolto in fasce e che giace in una mangiatoia.

Un Signore che per gli Ebrei è Dio e per i greci e i romani l’Imperatore (Cesare Signore) ma che invece è un Bambino avvolto in fasce e che giace in una mangiatoia.

In altre parole è un Dio accessibile!

Certo, come ai pastori, la cosa può incutere timore anche a noi. Potremmo rimanere turbati anche noi. Possibile che Dio ci ami, si incarni, sia entrato nella nostra storia per riportarci alla comunione con Lui? Possibile che Dio si renda accessibile a noi così indifferenti a Lui? E possibile che questa realtà riguardi proprio noi? Noi oggi, nel 2016, che anche se sappiamo forse più dei contemporanei di Gesù che Egli è passato per la sofferenza, il tradimento, la morte e poi risuscitando ha introdotto la destinazione eterna e la salvezza eterna per tutti coloro che lo accoglieranno, tuttavia ci lasciamo ancora vincere dalla tentazione di vivere come se Lui fosse marginale se non addirittura inutile? Non è troppo grande una realtà di questo tipo? Non è troppo al di fuori delle nostre logiche? Certamente si. Eppure no! “Non temete!” dice l’angelo ai pastori. La grande gioia che è quel Bambino che questa notte è nato a Betlemme ed è stato posto in fasce in una mangiatoia è per voi, è per noi!, e “sarà di tutto il popolo”!

A noi, dunque, accoglierlo. Non con apparati esteriori, non con riti belli ma superficiali, che è bello ripetere ogni anno ma che non sono il nucleo del Natale… Accoglierlo affinchè la Sua gloria che è divina, che è di Dio e che scende dal Cielo nella nostra umanità, porti pace.

Gesù nacque in un’epoca dove regnava la Pax Augustea, la Pax Romana. L’Impero cioè viveva in pace perché le leggi romane venivano imposte a tutti i popoli che l’Imperatore Augusto vinceva e sottometteva a sé e ciò garantiva ordine, sicurezza e civiltà. Gesù nacque ebreo da ebrei dove l’idea di pace consisteva nell’accordo tra le parti che si riconoscevano reciprocamente diritti e possibilità di vita, limitando ciascuno le proprie esigenze. Sono belle cose ma sono sempre legate alla buona volontà degli uomini. La pace che invece porta Gesù è un dono di amore gratuito, è dono di Dio, un miracolo del Suo intervento salvatore. Un dono per tutti gli uomini che egli ama. E che dona proprio perché ci ama!

A noi, ora, come ai poveri pastori, anche se poveri forse di mezzi o di grazia perché sicuramente peccatori, tocca accogliere l’invito. Andare, vedere, trovare, incontrare il Bambino che nato per noi giace avvolto in fasce in una mangiatoia. Cerchiamolo sempre seguendo le indicazioni della Sua Parola, della Chiesa, dei segni dei tempi. Lui si fa trovare anche nella semplice e sporca capanna del nostro cuore. E trovatolo, come i pastori, anche noi andiamo a portare questa notizia a tutti gli uomini affinchè tutti giungano a Lui.

Che il Signore doni a tutti noi di trovarlo una volta per tutte, di vederlo ed incontrarlo nella Sua Parola, nella preghiera, nei sacramenti e negli insegnamenti della Chiesa, nei fratelli e nelle sorelle – a cominciare dai più poveri e per questo più aperti a Dio -. Ci doni la grande gioia di trovarlo e  di aprirci al Suo amore per poi evangelizzare. Ossia, impegnarci concretamente per portare la gioia del Vangelo a tutti coloro che incontreremo sul nostro cammino. Buon Natale a tutti! Amen. 

Sottoscrivi questo feed RSS

Questo sito utilizza cookie per fornire una migliore esperienza di navigazione. Proseguendo ne autorizzi l'uso.