Commento al Vangelo della Quarta domenica di Avvento

Siamo all’ultima tappa del cammino di Avvento. Cambia lo scenario e dopo l’attenzione volta alla preparazione della manifestazione di Colui che viene, ora vi volge lo sguardo alla memoria del passato. Matteo narra come il Figlio di Dio sia venuto nel mondo nel mistero dell’Incarnazione. Una particolare attenzione a questo aspetto.                                                                                                              

Il presente che ciascuno vive, diventa significativo nella misura in cui coniuga le due dimensioni: il passato, come luogo per attingere alle radici della memoria e il futuro come meta verso cui orientarsi. Spesso viviamo il tempo in modo frammentato, entro angusti orizzonti dell’ora presente, senza un prima e un dopo.                                                                                                                                    

Occorre riscoprire la pienezza del tempo: riannodare il presente al passato (questo lo rende stabile) e orientarlo verso un futuro che lo rende certo. E’ importante per la nostra vita “smemorata” e “disorientata” che, senza una meta, non è un cammino ma un vagabondare. Dio irrompe nella vita di Giuseppe e di Maria, due giovani che stavano pianificando il loro futuro insieme (Maria era promessa sposa): sposi e genitori. Lo fa in modo certamente sorprendente, ma quasi accogliendo e rispettando i progetti di bene che l’uomo coltiva; non li sovverte. Anzi li realizza in modo alto e pieno.                                                                                                                                   Per Maria e Giuseppe, ciò che cambia non è il progetto nella sua concretezza, ma il modo in cui esso si realizza: non più frutto dell’azione esclusiva dell’uomo, ma dell’opera di Dio che tuttavia chiede all’uomo collaborazione. Ricordiamo che il Signore non è colui che fa “cose nuove”, ma fa “nuove tutte le cose”, cambiandole dal di dentro, nella loro essenza.                                                                  

E’ l’esperienza di Giuseppe, il giusto, che quando ascolta la “narrazione” dell’evento da Maria, percepisce la grandezza e nel contempo l’indegnità e quasi pensa di fare un passo indietro. Dio si rivela a lui, nel “sonno”, che biblicamente è il tempo in cui l’uomo fa silenzio perché Dio parli; è lo spazio in cui l’uomo “non è” perché Dio agisca. E nel sonno della sua piccolezza umana, Giuseppe accoglie la grandezza dell’opera di Dio. L’angelo ricorda a Giuseppe che la sua identità storica (figlio di David) contiene anche una missione: accogliere e accompagnare Maria, coinvolgendosi in prima persona e facendo la sua parte in quella storia, in cui Dio gli chiede di abitare con responsabilità (“tu lo chiamerai Gesù”). Dio, che mai ama fare tutto da solo, si fa bisognoso di Maria ed anche di Giuseppe: in forma essenziale.

Giuseppe obbedisce: non perché comprende, ma perché accoglie. La fede, che lo aveva reso giusto, si trasforma in fiducia, che lo rende piccolo, da cui l’affidamento, che lo rende discepolo. Non una parola, ma il silenzio obbediente, che non è mutismo sterile e rassegnato, ma è “grembo” in cui accogliere e custodire il mistero dell’altro: di Maria e di Gesù. La stessa disponibilità a lasciar entrare Dio entro i nostri progetti, la stessa responsabilità nel lasciarsi coinvolgere nel fare la propria parte entro il progetto della salvezza, la stessa obbedienza silenziosa, che permette all’altro di essere quello che l’altro deve essere, sono richieste, anzi donate, anche a noi, oggi, dalla Parola.

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A Natale sostieni i sacerdoti con una offerta deducibile

 

A Natale sostieni i sacerdoti con una offerta deducibile

Domenica 20 novembre 2016, Solennità di Cristo Re,  si è celebrata in tutta la Chiesa Italiana la giornata nazionale di sensibilizzazione  alle offerte liberali e deducibili per il sostentamento dei sacerdoti diocesani, che insieme all’otto per mille, rappresentano le fondamenta del sostegno economico alla Chiesa Cattolica Italiana. I nostri sacerdoti sono un dono prezioso per tutti ma hanno bisogno del sostegno di tutti. Sostenerli è molto importante, è un dovere, una corresponsabilità necessaria, una compartecipazione alla grande  famiglia che è la Chiesa. Diverse possono essere le motivazioni, che vanno dalle esperienze personali con i ministri di culto, al senso di appartenenza, ecc. .

Fare la propria offerta, è innanzitutto una scelta legata all’esperienza personale. Chi  non ha incontrato un sacerdote in un momento particolare della propria storia? Essi, spesso, sono un crocevia importante della vita, un tramite tra la fragilità umana e la grandezza di Dio. La seconda motivazione è ecclesiale, perché l’offerta deducibile non riguarda un singolo prete, ma tutto il clero, che svolge un servizio al popolo di Dio. Non è una scelta legata esclusivamente alla propria esperienza, ma a quella più globale di tutta la Chiesa-Comunità. La terza è sociale.  Molti sacerdoti sono impegnati in diverse realtà difficili e non esclusivamente parrocchiali. Aiutare i sacerdoti, in qualche modo, significa aiutare i poveri.

 Sono circa 35.000 i sacerdoti italiani, di cui 3000 in pensione e spesso ancora attivi in parrocchia e ben 600  nei paesi di missione. Ma da dove deriva il dovere proprio di tutti i battezzati di sostenere economicamente la Chiesa? Deriva da una precisa idea che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato: “una Chiesa che è manifestazione concreta del mistero della comunione e strumento per la sua crescita, che riconosce a tutti i battezzati che la compongono una vera uguaglianza nella dignità e chiede a ciascuno l’impegno della corresponsabilità, da vivere in termini di solidarietà non soltanto affettiva ma effettiva, partecipando, secondo la condizione e i compiti propri di ciascuno, all’edificazione storica e concreta della comunità ecclesiale e assumendo con convinzione e con gioia le fatiche e gli oneri che essa comporta” (Sovvenire alle necessità della Chiesa. Comunione e corresponsabilità dei fedeli, Episcopato Italiano, 1988).

di Giuseppe Volpini *

Come dare il nostro sostegno:

1° Modalità

In ogni parrocchia si trova il bollettino postale prestampato. Di solito è in un espositore a forma di campanile.( c/c n. 57803009 intestato a: ISTITUTO CENTRALE SOSTENTAMENTO CLERO EROGAZIONI LIBERALI)  

                

2° Modalità

CARTA DI CREDITO   

Con Visa e Mastercard , CartaSi

fai la donazione chiamando il numero verde  800-825000, oppure collegandosi al sito  www.insiemeaisacerdoti.it

L'estratto conto della carta di credito vale come ricevuta.

 

3° Modalità

Bonifico bancario presso i seguenti Istituti:

 BANCA POPOLARE ETICA  ROMA filiale via Parigi, 17 - IBAN: IT 15 V 05018 03200 000000161011

 INTESA SAN PAOLO  ROMA p.le Gregorio VII, 10 - IBAN: IT 33 A 03069 03206 100000011384

 UNICREDIT ROMA AG CORSO C - IBAN: IT 50 I 02008 05154 000400277166

 BANCA POPOLARE DI MILANO  ROMA Sede Ag. 251- IBAN: IT 09 C 05584 03200 000000044444

MONTE DEI PASCHI DI SIENA  ROMA Via del Corso, 232 - IBAN: IT 98 Q 01030 03200 000004555518

 BANCO DI SARDEGNA  ROMA Centro - IBAN: IT 80 Y 01015 03200 000000017000

 BANCA NAZIONALE DEL LAVORO  ROMA Bissolati -  IBAN:IT 71 W 01005 03200 000000062600

Il bonifico, va intestato a: Istituto Centrale Sostentamento Clero. Causale: Erogazioni liberali.

 

4° Modalità

Versamento diretto presso l’Istituto Diocesano Sostentamento Clero che per la Diocesi di Tivoli si trova in via di Villa Adriana,80  00011 Tivoli Tel. 0774 381241

Le offerte per  il sostentamento sono deducibili fino ad un massimo di 1.032,91 euro ogni anno. La deducibilità è riservata alla persona fisica.

E’ possibile richiedere la ricevuta della donazione, deducibile dalla dichiarazione dei redditi, al numero verde 800 568 568 oppure all’e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per chi dona tramite conto corrente postale, ai fini fiscali farà fede il cedolino. Tutte i dettagli si trovano comunque su  www.sovvenire.it

 

* Diacono permanente, Incaricato del Sovvenire alle necessità della Chiesa per la Diocesi di Tivoli

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Colletta alimentare nella Diocesi di Tivoli, sabato 17 appuntamento in tutti i Comuni

Colletta alimentare nella Diocesi di Tivoli, per il terzo anno consecutivo appuntamento di solidarietà. Sabato 17 dicembre 2016, per iniziativa del Vescovo di Tivoli, coordinata dalla Caritas Diocesana, l'iniziativa si terrà in tutta la Diocesi tiburtina.

“In un tempo dove purtroppo i poveri sono sempre in maggior numero e sempre meno sono gli aiuti alimentari e di prodotti sanitari e per l’igiene provenienti dalle istituzioni – ha scritto il Vescovo Parmeggiani ai suoi fedeli, indicendo la Colletta -, siamo fortemente invitati, come ci ricorda spesso Papa Francesco, a non aver paura della solidarietà”. Per affrontare almeno parzialmente il problema sul territorio tiburtino – che va da Guidonia a Subiaco – e che vive i grandi fenomeni della disoccupazione e di tante povertà vecchie e nuove tipiche delle periferie delle grandi metropoli, i giovani delle parrocchie della Diocesi, le loro famiglie, i loro educatori e tutti coloro che vorranno aggregarsi, sabato prossimo saranno davanti ai supermercati, farmacie, profumerie, negozi piccoli o grandi del territorio, per raccogliere i prodotti che chi entrerà per fare la spesa o acquistare i regali di Natale vorrà liberamente comprare per destinarli ai poveri. I volontari, contrassegnati da un fratino rosso della Caritas Diocesana di Tivoli, raccoglieranno latte UHT, pasta di grano duro, riso, biscotti, zucchero, pomodori pelati, olio di oliva, tonno, legumi in scatola, pannolini, omogeneizzati, detersivi, saponette… secondo un elenco che verrà messo a disposizione dalla Caritas Diocesana di fronte ai centri commerciali e negozi che hanno aderito all’iniziativa.

I prodotti raccolti verranno poi raccolti e suddivisi tra le varie Caritas parrocchiali che li distribuiranno ai poveri. Alcuni prodotti verranno portati simbolicamente al momento della presentazione dei doni durante le S.Messe di domenica 18 dicembre nelle Parrocchie della Diocesi dove, i giovani stessi che avranno partecipato all’iniziativa, offriranno una breve testimonianza alla comunità. Altri prodotti frutto della Colletta, in prossimità delle Feste natalizie, verranno consegnati a domicilio dagli stessi ragazzi e giovani che avranno modo di andare a visitare le persone anziane, bisognose o ammalate che spesso pur essendo nella necessità, si vergognano di rivolgersi agli sportelli della Caritas e che insieme al pacco viveri gradiscono ancor più una visita e lo stabilirsi di relazioni che li sottraggano alla solitudine e allo scarto.

L’iniziativa sarà accompagnata, in molte parrocchie, dalla preghiera degli adulti della comunità ed è inserita nel percorso catechetico dei giovani dei gruppi Cresima o dopo-Cresima o di altri gruppi giovanili affinchè soprattutto i più giovani comprendano e abbiano occasione di praticare alcuni aspetti importanti della vita cristiana che non si impara soltanto con il catechismo ma praticando il Vangelo.

Lo scorso anno sono stati raccolti 120 quintali di prodotti che sono stati suddivisi tra le Caritas parrocchiali del territorio diocesano.

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