L'Omelia alla Veglia Pasquale del Vescovo Parmeggiani In evidenza

Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Sabato 20 aprile 2019

 

 

Carissimi fratelli e sorelle, cari Catecumeni che state per ricevere i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana!

La liturgia di questa Veglia, madre di tutte le Veglie, inizia ogni anno nel buio e nel silenzio che viene progressivamente rotto dalla luce del fuoco e del Cero Pasquale la cui fiamma ardente ci dice che Cristo è vivo, è Risorto!

Nel Vangelo di Luca che quest’anno la liturgia ci propone ci viene narrato di alcune donne che, come siamo anche noi quando perdiamo Dio dalla prospettiva della nostra vita, come chi non è in Cristo grazie al battesimo, spesso si trova come nel buio.

Un buio che per loro sarà stato certamente traumatico.

Avevano creduto, sperato, seguito Gesù. Gli erano state fedeli fino ai piedi della croce e sembrava che tutto fosse finito.

Ma non si sono lasciate abbattere. Un filo, il filo sottile dell’amore umano, le teneva ancora unite al loro maestro e le aveva portate al sepolcro nel primo giorno dopo il sabato per completare i riti della sepoltura che avevano dovuto compiere in fretta, al calar del sole di quel Venerdì Santo che nemmeno aveva dato loro il tempo di salutare convenientemente il corpo di Colui in cui riponevano tanta speranza.

In questo spazio dell’amore che le spinge verso il sepolcro giunge un annuncio inatteso: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto” (Lc 24,5-6).

L’evangelista Luca è, direi, l’evangelista della ricerca e anche qui non si smentisce.

All’inizio del Vangelo aveva narrato – forse vi ricorderete – l’episodio di Gesù adolescente che in pellegrinaggio a Gerusalemme con i suoi genitori si perde dalla loro vista.

Essi si mettono a cercarlo.

Trovatolo nel tempio si sentono rispondere che anche Lui sta cercando … si deve occupare delle cose del Padre, sta cercando il Padre e il suo volere. Una ricerca quella del Padre e della sua volontà alla quale Gesù desidera obbedire che ha riempito tutta la sua esistenza. Anche nella passione e morte Gesù ha cercato il Padre, anche nei luoghi dove la Sua presenza sembrerebbe non poterci essere – come il tradimento degli amici più intimi e la morte – Gesù ha cercato il Padre e la sua volontà e anche lì il Padre è stato presente con la potenza del suo amore e la novità della sua vita. Anche nel silenzio e nel buio della morte e del non senso, anche nel fallimento apparente, il Padre si fa trovare. Anzi Lui stesso va a cercare il Figlio e lo trova non soltanto per risuscitarlo, ridargli la vita dopo la morte ma per costituirlo Signore dei vivi e dei morti affinché anche noi – come questi Catecumeni – destinati alla morte ed uniti alla morte di Cristo con il Battesimo possiamo risorgere un giorno con Lui e fin da ora, come Paolo annuncia ai Romani, camminare in una vita nuova.

La ricerca delle donne presso il sepolcro, come ogni nostra ricerca di Dio, si inserisce in questa ricerca del Figlio verso il Padre e del Padre verso il Figlio. Si inserisce in questa ricerca di amore vicendevole tra il Padre e il Figlio che si fa concreta, che chiamiamo Spirito Santo, lo Spirito che ci è stato donato e viene donato stasera a questi Catecumeni con il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia.

Anche nel buio della nostra fede debole, anche quando facciamo fatica a credere, anche quando sembra che dio sta in silenzio, anche quando ci sembra inutile cercarlo e forse dubitiamo addirittura che ci sia, Lui ci viene a trovare. Lui, nel suo amore fedele ed inesauribile, non ci lascia vittime dei nostri fallimenti ed abbandoni.

Le numerose letture che abbiamo ascoltato in questa notte non fanno altro che dimostrarci come lungo tutta la storia della salvezza, fin dal momento della creazione e del peccato dei nostri progenitori – Adamo ed Eva – Dio non abbia mai cessato di venire a cercarci per ristabilirci in un patto di amore con Lui.

Dopo la creazione, divenuti schiavi in Egitto, ci ha liberati, ci ha donato la sua Parola perché accogliendola portiamo frutto, ci ha mostrato le vie della sapienza e della beatitudine, ha trasformato i nostri cuori freddi, di pietra, incapaci di amare in cuori di carne e infine ha mandato il suo Figlio affinché il nostro uomo vecchio fosse crocifisso con lui e potessimo anche noi condividere la sua vita che non muore più.

Cari amici, cari Catecumeni, quante volte nonostante che stasera percepiamo nella fede come Dio ci voglia bene e ci venga a cercare, noi ci smarriamo. Preferiamo addirittura il buio, il vivere nell’immediato, andiamo a cercare la felicità in luoghi sbagliati e dove Dio non c’è facendo così esperienze di morte spirituale e a volte anche corporale … Lì, anche nei luoghi più sbagliati della storia, nei luoghi più bui come sono la morte e il peccato, il Padre nel suo grande amore non si arrende ma ci viene a cercare e ci dice: la felicità, il Risorto, non è qui! Andate altrove, là lo vedrete!

Chi dice queste parole alle donne nel Vangelo di Luca non sono due angeli ma “due uomini in abiti sfolgoranti”.

I due uomini in abiti sfolgoranti, se ricordate, gli avevamo incontrati anche nel Vangelo della II domenica di Quaresima quando ci era stato proposto come Vangelo il brano della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor. Con Lui c’erano due uomini che parlavano con Gesù: Mosè ed Elia. La Legge e i Profeti. I rappresentanti cioè di tutte le Scritture. Ed anche ora presso il sepolcro probabilmente sono loro che annunciano alle donne il Risorto. E così ora le donne possono ricordare le parole del loro Maestro, le parole di Gesù e comprenderle. L’Antico Testamento illumina il Nuovo e il Nuovo compie l’Antico.

È la Parola di Dio il cui contenuto centrale, il cui compimento definitivo è Cristo morto e risorto, colei che guida i nostri passi. Ci insegna come e dove cercare per trovare Colui che amiamo e dal quale sappiamo di essere stati amati fino al dono supremo della Sua vita per noi.

È la Parola di Dio che siamo invitati a leggere e ad ascoltare con le orecchie del cuore e a mettere in pratica con la vita che ci rivela che il Padre cerca ciascuno di noi per renderci partecipi della vita nuova con la quale ha rivestito – come primizia di tutti noi – il suo Figlio Gesù. Ci cerca e ci trova, ci dona il Suo amore eterno ed incancellabile grazie al Battesimo che a sua volta ci chiama a una risposta di amore per tutta la vita e ci promette con le parole dell’Apostolo Paolo: “Anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rm 6,11). Amen.

  + Mauro Parmeggiani

                                                                                     Vescovo di Tivoli e di Palestrina

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