Venerdì Santo, le parole del Vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani al termine della processione del Cristo Morto In evidenza

Venerdì Santo, le parole del Vescovo di Tivoli Mauro Parmeggiani al termine della processione del Cristo Morto, a Tivoli - Parrocchia di San Vincenzo in Sant’Andrea.

 

Signor Sindaco, illustri autorità, sacerdoti, fratelli e sorelle!

Siamo giunti al termine della processione del Cristo Morto.
Abbiamo portato tra le nostre strade l’immagine di Gesù, del Figlio di Dio che obbediente al Padre si è consegnato agli uomini, ha accettato la morte di croce, per rendere partecipi tutti gli uomini e le donne di ogni tempo dell’amore che c’è tra il Padre e il Figlio, tra il Figlio e il Padre, un amore che è sempre vivo, che non può morire perché Dio non muore e che è il nucleo dell’Eucaristia che i cristiani celebrano ogni domenica. Dell’Eucaristia che fa la comunità e ricostruisce anche rapporti nuovi, più belli e duraturi di accoglienza, perdono, ascolto, offerta, condivisione, missione, gioia tra noi e di tolleranza verso tutti.

In tanti partecipiamo a questa processione, espressione sincera – ne sono sicuro – della nostra pietà popolare.

In meno ci accostiamo all’Eucaristia, alla comunione – caso mai preceduta da una salutare confessione dei nostri peccati –.

Eppure non dovremmo accontentarci di portare per le strade una statua. Dovremmo lasciarci dolcemente ferire dall’amore di Dio che nell’Eucaristia si offre a noi come pane e vino, corpo e sangue di Cristo morto e risorto per noi per esprimere quell’amore di cui non ve ne può essere uno più grande. Quell’amore che se tutti lasciamo vivere e crescere in noi ci trasforma dal di dentro e sa trasformare anche i nostri rapporti reciproci.

Cari fratelli e sorelle, io vi auguro di sapervi aprire a questo Amore che è racchiuso nell’Eucaristia. Vi auguro non solo di guardare una immagine di un uomo morto ma di sapere che Lui è risorto e vivo, e che con il suo mistero di passione, morte e risurrezione, nell’Eucaristia vuole venire ad abitare nei nostri cuori, nelle nostre esistenze, per rinnovarci dal di dentro personalmente e nei rapporti tra noi.

È difficile amare i fratelli in umanità. È difficile amare gli altri nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, nella nostra città, nel nostro mondo inquieto dove gli atti di intolleranza e di terrorismo si ripetono ormai quasi quotidianamente.

Quando l’uomo crede di bastare a se stesso, che il suo modo di credere sia l’unico vero e diviene intollerante verso le altre religioni, quando pensa di non aver bisogno di amore, è proprio il momento in cui l’uomo distrugge se stesso e la società. Non tollera più la diversità dell’altro, non rispetta più chi pensa e vive differentemente da lui, non pensa più a chi è povero di mezzi, di cultura, di educazione, di amore ... E

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così si chiude in se stesso e implode lui e la società alla quale appartiene. Una società nella quale le parole ascolto, relazione, dialogo, amicizia, perdono ... perdono di significato.

Questa sera auguro a tutti di saper non soltanto guardare a Gesù morto ma a Gesù morto e risorto, a Gesù vivo!

Se siamo qui è perché i nostri genitori, i nostri nonni, le generazioni precedenti alle nostre ci hanno trasmesso il senso della fede. La fede che non deve morire. Che se muore fa perdere all’uomo la dignità, la capacità di essere uomo o donna eucaristici ossia che, pieni di Cristo, sanno dare il loro corpo e il loro sangue per amore del prossimo e costruire una comunità di fratelli che dall’indifferenza o addirittura dall’ostilità passano alla cultura dell’incontro e della fraternità.

Memori e grati per la fede che ci è stata trasmessa prepariamoci anche a celebrare la Pasqua ricevendo almeno in questi giorni l’Eucaristia e, se non fosse proprio possibile, almeno desiderarla ardentemente affinché non da soli – non vi riusciremmo – ma con l’aiuto di Dio che è amore allo stato perfetto, diveniamo fratelli di tutti impegnandoci a mettere in pratica quanto Gesù ci ha insegnato, ossia che non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

È l’augurio che faccio a tutti voi con la speranza che questa Pasqua sia segnata da un maggior desiderio di pace, di amore, di fraternità e tolleranza delle diversità nella nostra città, nella nostra Chiesa e nel mondo intero. Amen. 

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